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Non indignari, non admirari, sed intelligeri

Spinoza


Il blog si legge come un testo compiuto sulla Cina. Insomma un libro. Il libro dunque tratterà del "pericolo giallo". Un "giallo" in cui l'assassino non è il maggiordomo ma il liberale. Peggio il maggiordomo liberale. Più precisamente il maggiordomo liberale che è in voi. Uccidetelo!!!Alla fine il vero assassino (a fin di bene) sarete voi. Questo sarà l'unico giallo in cui l'assassino è il lettore. A meno che non abbiate un alibi...ça va sans dire.

mercoledì 29 novembre 2017

L’inarrestabile emersione della Cina come potenza economica e tecnologica



Dobbiamo perseguire lo sviluppo dell'innovazione ed intensificare la cooperazione in settori di frontiera come l'economia digitale, l'intelligenza artificiale, la nanotecnologie, il calcolo quantistico e promuovere lo sviluppo di grandi dati,  cloud computing e città intelligenti per trasformarli in una via della seta digitale del XXI secolo. Dobbiamo incentivare la piena integrazione della scienza e della tecnologia nei settori industriali e finanziari, migliorare l'ambiente per favorire l'innovazione e mettere insieme risorse per quest'ultima. 
[Xi Jinping discorso al Forum sulla Via della Seta 14 maggio 2017}

La Cina Popolare è sovente accusata di produrre merce scadente con manodopera schiavizzata e per il furto di brevetti.
I cosiddetti "distretti industriali" italiani si fondavano sulla imitazione generalizzata. Io lavoro in una certa azienda, mi licenzio e faccio un prodotto simile che la mia azienda precedente ha copiato da un'altro che a sua volta ha copiato da un tedesco, austriaco ecc. fino a risalire ad Adamo ed Eva. La cosiddetta mancanza di creatività degli asiatici è un mito razzista (interessato) applicato di volta in volta ai giapponesi (negli anni '60), ai coreani (anni'70), e per la prima volta ai cinesi negli anni '80 (ma erano quelli di Taiwan e Singapore) poi ai cinesi continentali solo negli anni '90 e seguenti.
Nulla di nuovo sotto il sole. I cinesi citano gli esempi passati: gli americani accusavano il Giappone di copiare negli anni 60. Gli inglesi accusavano la Germania di copiare negli anni precedenti il secondo conflitto mondiale. Gli Europei accusavano gli USA di copiare secolo all’inizio del secolo scorso. I cinesi hanno accusato l’Occidente di copiare fino al XVI secolo o giù di lì (polvere da sparo, bussola, allevamento del baco da seta ecc..).
Ma poiché la Cina sta ristrutturando la propria economia verso l'innovazione e l’alta tecnologia, è probabile che perderà gradualmente lo status di "accusato" per assumere lo status di "accusatore", magari nei confronti dell’India, come è successo a molti altri paesi.
Solo la città di Shenzhen spende in ricerca un terzo dell'Italia. Sono loro che copiano da noi? C'è da ridere. Huawei è una delle 4 aziende a livello mondiale negli investimenti in ricerca. I brevetti Huawei in ambito di reti la rendono la numero uno al mondo. A tutto il 2015 Huawei ha registrato oltre 50.000 brevetti. Secondo l’agenzia dell’ONU World Intellectual Property Organization (WIPO), Huawei è la prima azienda al mondo per richieste di brevetti internazionali nel 2015 con 3.898 richieste. La Huawei è stata bandita dal mercato USA, il paese “liberista” più protezionista al mondo, per questioni di "sicurezza nazionale". Nel campo degli smartphone Samsung e Apple cedono quote di mercato acquisite dalle cinesi Huawei, ZTE, Oppo, Vivo, Lenovo e Xiaomi.
La Cina ha il maggior numero di ricercatori a livello mondiale dopo gli USA. Nel 2013 il numero di brevetti richiesti da scienziati e ingegneri cinesi ha raggiunto quota 825.136, superando nettamente quello dei brevetti richiesti dagli americani (571.612). Nel campo dei brevetti, un indicatore fondamentale dell’innovazione tecnologica, i cinesi sono ormai saldamente primi.
Oggi l’innovazione è ricerca. Ormai sono più le cause intentate dai cinesi agli altri (e tra di loro anche) che quelle degli altri ai cinesi.
Scrive Pietro Greco che il QUESS, primo satellite per comunicazioni quantistiche, realizzerà: “una svolta nella criptografia, rendendo la trasmissione di messaggi intrinsecamente sicura, testando le leggi della meccanica quantistica e, in particolare, verificando il “quantum entanglement”, la correlazione a distanza tra particelle quantistiche, a scala globale. Davvero una bella impresa, se riuscirà. QUESS è solo l’ultima delle sfide lanciate dalla Cina per conquistare la leadership mondiale nel campo non solo delle ICT (information and communication technologies), ma dell’intera filiera della ricerca scientifica e dello sviluppo tecnologico: dalle scienza di base alla produzione di beni hi-tech.”

L'ultimo supercomputer  Shenwei (il più potente al mondo) usa CPU cinesi poiché gli americani hanno messo i CPU Xenon nella blacklist delle esportazioni verso la Cina.
Allo scorso Zhuhai Airshow, aziende cinesi hanno firmato contratti per un valore di 40 miliardi  con un incremento annuale pari a 41%. L'Airshow è diventato un importante evento per i produttori aeronautici cinesi. Infatti durante le passate edizioni sono stati conclusi alcuni contratti di vendita da parte dei costruttori locali, come nel 2008 quando il costruttore cinese Comac ha venduto 25 aerei di linea regionale ARJ21-700 alla statunitense GE Commercial Aviation Services, sussidiaria della General Electric.
Da quarant’anni, ormai, la Cina rincorre l’Occidente in fatto di scienza e tecnologia. “Una corsa velocissima, che ha portato il paese asiatico, in termini di investimenti, a superare (nel 2014) l’Unione Europea e a minacciare la leadership degli Stati Uniti d’America: il sorpasso è previsto per il 2023. Nella classifica della Strategy & Global Innovation 1000, ovvero delle mille aziende considerate più innovative al mondo, nel 2005 rientravano solo 8 imprese cinesi. Nel 2015 il numero è salito a 114. La Cina è dunque uno dei poli mondiali dell’innovazione.
Piaccia o meno, il leader mondiale sul fronte dell'energia pulita è la Cina che ha ormai lasciato il vuoto alle proprie spalle. Ad affermarlo con decisione - "leader senza rivali" - è il nuovo rapporto dell'Institute for Energy Economics and Financial Analysis (IEEFA): investimenti per 32 miliardi di euro in tecnologie collegate alle rinnovabili, segnando un balzo del 60% di spesa anno su anno. Entro il 2021 Pechino installerà circa 1/3 della capacità globale di energia eolica, idroelettrica e solare.
In questo settore - segnala l'International Energy Agency’s World Energy Outlook - la Cina si confermerà sempre più come il primo datore di lavoro al mondo: su un totale mondiale di 8,1 milioni di lavoratori nel settore delle energie rinnovabili, ben 3,5 sono collegati ad imprese cinesi, a fronte dei 770mila statunitensi.
L’articolo che riportiamo sotto è tratto dal Boston Globe giornale dell’area con maggiore densità di università leader a livello mondiale. Ora anche nelle facoltà di ingegneria la Cina diventa leader mondiale. Non è un caso che ormai le università cinesi siano la meta preferita degli studenti italiani all'estero. Riguardo al solito leit-motiv della stampa mainstream sul preteso “rallentamento” se non il crollo dell’economia cinese rimando al mio post sul collasso delle teorie del "China Collapse".
Morgan Stanley ha recentemente pubblicato uno studio di 118 pagine che spiega come la seconda economia più grande del mondo eviterà il tipo di shock finanziario temuto dagli investitori occidentali, e anzi andrà ancora meglio nei prossimi 10 anni. Il rapporto si basa sulle capacità della Cina di riequilibrare la sua economia, di affrontare rapidamente il problema della formazione del debito e promuovere le riforme fondamentali per garantire che il paese raggiunga lo status di paese ad alto reddito entro il 2027. Intanto nel prima quadrimestre l’economia cinese è cresciuta del 6,9 ovvero più che nel 2016.
L’alto livello di risparmio della Cina e le sue forti posizioni patrimoniali nette, sia a livello nazionale che estero, forniscono compensazioni adeguate contro gli shock finanziari, secondo gli analisti di Morgan Stanley ripresi da China Daily.Scott Sumner sui dati Euromonitor International ha commentato: "I salari medi nel settore manifatturiero della Cina sono saliti alle stelle, sopra di quelli in paesi come il Brasile e il Messico e stanno rapidamente recuperando terreno con la Grecia e il Portogallo, dopo un decennio di crescita vertiginosa che ha visto buste paga cinesi innalzarsi. Perché questo è importante? Perché anno dopo anno vediamo sapientoni che prevedono il crollo della Cina”.
La Cina viene definita dall’ultimo rapporto OCSE nientemeno che la locomotiva della crescita globale. La crescita cinese, per dirla con la parole dell’OCSE, “rimane il driver principale della crescita globale”.  Niente male per un paese che sta crollando!!!
Intanto la Cina dice anche qualcosa di comunista dopo i salari in rapida crescita e i 670 milioni di persone sollevate dalla povertà: l’indice di disuguaglianza sta declinando in particolare dopo l’esplosione della crisi mondiale. Nelle stesse ore in cui Donald Trump annuncia un incremento della spesa militare USA del 9%, il presidente Xi Jinping conferma gli obiettivi della Cina: nessuna persona sotto la soglia di povertà entro il 2020.
Negli anni Ottanta un gruppo musicale britannico che si chiamava China Crisis (già allora) pubblicò un pezzo dal titolo significativo di Wishful Thinking (pio desiderio). Infatti il Wishful Thinking del collasso della Cina diventerà presto un Wistful Thinking (nel senso di pensiero triste). E’ comunque dai tempi dei fatti di Piazza Tienanmen (1) che l’Occidente aspetta il crollo della Cina. China Crisis since 1989 sembra essere uno dei brand più conosciuti in Europa ma come ha detto qualcuno, se si assiste ad un match di uno sport violento e non si vede mai il sangue, la cosa comincia a diventare un pochino noiosa.

America seconda? Sì, e leadership della Cina sta crescendo
di Graham Allison*
A Boston, l’inizio della stagione è un momento per celebrare le nostre università come leader mondiali, tra cui la MIT per l’ingegneria elettronica. Ma i bostoniani potrebbero essere sconvolti nell’apprendere che l'Università cinese “Tsinghua” ha detronizzato il MIT come migliore università d’ingegneria del mondo nel 2015, secondo le graduatorie annuali di US News & World Report. La recente ascesa della Tsinghua non è un esempio isolato. Tutti sanno dell'ascesa della Cina, ma pochi ne hanno compreso la vastità o le sue conseguenze.
Tra le prime 10 facoltà di ingegneria, la Cina e gli Stati Uniti ne hanno quattro ciascuno. Nelle materie STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica), che forniscono le competenze fondamentali per ottenere progressi nei settori in più rapida crescita delle economie moderne, la Cina annualmente laurea quattrovolte più studenti degli Stati Uniti (1,3 milioni contro 300.000). Per ogni anno dell'amministrazione Obama, le università cinesi hanno assegnato più dottorati in campo STEM rispetto alle università americane.
Per gli americani che sono cresciuti in un mondo in cui il loro paese veniva percepito come il "numero uno", sembra impossibile immaginare l'idea che la Cina possa davvero sfidare gli Stati Uniti come leader educativo globale.
Questa non è l'unica realtà che gli americani ignorano intenzionalmente. Nel mio corso sulla sicurezza nazionale a Harvard, la conferenza sulla Cina inizia con un quiz. Gli studenti hanno un foglio con 25 indicatori di performance economica. Il loro compito è stimare quando la Cina potrebbe superare gli Stati Uniti come primo produttore o mercato di sbocco di automobili, supercomputer, smartphone e così via. La maggior parte sono storditi dal venire a sapere che la Cina ha già superato gli Stati Uniti in ciascuno di questi campi. Quindi chiedo se credono che durante loro vita la Cina supererà gli Stati Uniti diventando la più grande economia del mondo. Nell'ultima classe di 60 studenti, circa la metà hanno scommesso che
vivranno abbastanza per vedere gli Stati Uniti diventare il numero due, mentre l’altra metà non è d'accordo.
Quando mostro i titoli della riunione della Banca Mondiale IMF-2014 che annuncia che la Cina è diventata l'economia più grande del mondo, gli studenti reagiscono con un mix di sgomento e incredulità. Alla fine del 2016, il PIL in Cina era di 21 trilioni di dollari e quello dell'America era di $ 18.5 trilioni, valutato con la parità di potere d'acquisto (PPP), che sia la CIA sia l'IMF d'accordo, prendono come punto di riferimento per confrontare le economie nazionali.
Gli studenti non sono gli unici rimasti all’oscuro del l'ascesa della Cina. Alla maggior parte della stampa è sfuggito altresì lo sguardo d’insieme. Il racconto preferito dai media occidentali sull'economia cinese è il "rallentamento". La domanda immediata da chiedere è:  rallentamento rispetto a cosa? L'aggettivo favorito della stampa americana per descrivere la performance economica nazionale è "ripresa". Ma nonostante il suo "rallentamento", la Cina oggi cresce tre volte più velocemente degli Stati Uniti seppure in “ripresa”.
Mai una nazione è cresciuta così velocemente su tanti fronti. Quando Ronald Reagan è diventato presidente nel 1981, l'economia cinese era solo il 10 per cento di quella americana. Entro il 2014, era già catapultata al 100 per cento, e oggi è al 115 per cento. Se le economie statunitense e cinese continueranno nelle loro attuali tendenze di crescita, l'economia cinese sarà maggiore del 50% nel 2023. Entro il 2040, sarà tre volte più grande.
Una nazione che non è appariva in nessuna classifica internazionale nel 1980 ha virato verso l’alto. Tuttavia, di fronte a ciò che è probabilmente il trend geopolitico più significativo della nostra vita, Washington ha giocato principalmente al gioco del "facciamo finta". I responsabili politici hanno ripetutamente proposto strategie per "gestire" la Cina. La domanda che dobbiamo chiederci candidamente è se invece sia la Cina a gestire noi.
Le affermazioni del Presidente Trump che "stiamo perdendo" con la Cina riflettono in parte la realtà da un punto di vista di un movimento altalenante. Una Cina più grande e forte sta sfidando gli interessi americani nel Mar Cinese Meridionale, prendendosi i nostri posti di lavoro, acquistando compagnie americane e sostituendoci come partner commerciale primario delle nazioni non solo nel suo cortile di casa, ma anche in Europa, dove la Cina ha recentemente ha detronizzato gli Stati Uniti come maggior partner commerciale della Germania.
L’appello di Trump a "Rendere di nuovo grande l'America" ha toccato le corde degli elettori. Il numero uno è ciò che ancora siamo. Ma gli slogan politicamente accattivanti non sono una soluzione per la formidabile rinascita di una civiltà con 5.000 anni di storia, con 1,4 miliardi di persone, guidata da un presidente la cui missione è il "Grande Rinvigorimento" della Cina - vale a dire "Rendere di nuovo grande la Cina". Per costruire una grande strategia per la sfida della Cina che protegga gli interessi vitali degli Stati Uniti senza conflitti catastrofici, i responsabili politici devono incominciare a riconoscere queste realtà scomode ma innegabili.


*Graham Allison è direttore del Centro Belfer di Scienze e Affari Internazionali della Harvard University Kennedy School e 'autore del prossimo libro "Destined for War: Can America e China Escape Thucydides's Trap?"

sabato 18 novembre 2017

Xi Jinping: Formare e selezionare buoni funzionari



Spesso si sentono giudizi sulla Cina sparati a raffica dai marxisti occidentali: la Cina non è marxista, non è socialista e il PCC non è comunista.
Ebbene non starò qui a dilungarmi su cosa sia oggi il socialismo però occorre tenere conto di alcuni dati spesso trascurati. Il Partito Comunista Cinese ha qualcosa come 90 milioni di membri, più di quelli che avevano tutti partiti comunisti del mondo nel 1989, anno del “crollo del comunismo”. Secondo la prestigiosa Pew Reserch, agenzia americana che sonda la governance nel mondo, il governo cinese ha l’appoggio del 94% dei cinesi.
Un recente articolo di uno studioso inglese, John Ross su Global Times, ci illumina sulla realtà dello sviluppo cinese. La superiorità schiacciante dello sviluppo economico dei paesi socialisti che hanno seguito una politica maggiormente in sintonia con il modello cinese, dimostra la superiorità del modello, messo in opera dal PCC, alternativo a quello capitalista. Il modello capitalista si ispira oggi al Washington Consensus che è la strategia economica neoliberale dominante seguita dalle istituzioni economiche internazionali come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.

martedì 15 novembre 2016

Duterte e il Pivot to China




Rappresentazione coloniale dei "negri" filippini da parte degli americani

Tranne che durante gli anni sessanta, quando la guerra filippino-americana del 1899-1902 è stata definita come "il primo dei Vietnam" il milione e quattrocentomila filippini morti sono stati generalmente rappresentati sia come danni collaterali o come vittime di un’insurrezione contro l'autorità imperiale degli Stati Uniti.
Gore Vidal

La Cina dimostra sempre di più di essere il principale polo di attrazione antimperialista. Per questo motivo la potenza declinante degli Stati Uniti cerca di isolare la Cina e l’asse Mosca-Pechino. Il Pivot to Asia da una parte, e la stessa guerra in Siria che colpisce un paese dove sono collocate le uniche due basi militari all’estero della Russia, hanno il compito di intralciare la Via della Seta ossia la principale via commerciale della Cina. C’è una potenza in piena parabola discendente che sta ostacolando lo sviluppo mondiale portando kaos e disordine e ce n’è un’altra in ascesa pacifica che crea infrastrutture, lavoro e sviluppo ovunque. La guerra in Siria vede gli USA in serie difficoltà così come il Pivot to Asia che sta collezionando parecchi insuccessi. Quello più clamoroso è dovuto allo spostamento di campo delle Filippine, nucleo del perno sull’Asia, giacché il paese si trovava in pieno contenzioso con la Cina per la sovranità sul Mar Cinese Meridionale, altro tentativo di condizionare le rotte commerciali cinesi. Qui il Pivot to Asia si è trasformato in Pivot to China. Naturalmente è bastato che il nuovo presidente Duterte mettesse in discussione la sacra alleanza con i vecchi colonizzatori, gli USA appunto, perché si scatenasse l’Armata Nazista dei Diritto-umanisti con tanto di Sinistra Imperiale al seguito.
E allora vediamo da vicino chi sia Rodrigo Duterte che si è sempre dichiarato di sinistra nonché il primo Presidente Socialista delle Filippine. Il neo-presidente durante gli studi universitari militò nel movimento studentesco di sinistra Kabataang Makabayan, i Giovani Patrioti, fondato nel 1964 dove lavorò con i futuri dirigenti del Partito Comunista delle Filippine ed ebbe come professore José María Sison, leader del PCF.

sabato 22 ottobre 2016

Tu vo'fa' l'amerrekkano

Tu vo'fa' l'amerrekkano
Prima di leggere mandate a letto i minori!!!

Al Dio degli inglesi non credere mai (De Andrè) .
 La vignetta dice: Lacchè gialli: "Oh, patria!" "Ricordiamo l'era coloniale con affetto!" Reazione: "Vaffanculo. Se tradite il vostro popolo, lo farete anche con noi tra qualche giorno, se vi prendo di nuovo!
"E' stato imbarazzante da guardare. "Long Hair" Leung Kwok-hung e Abraham Razack si sono dati battaglia per il microfono. Un giovane neo-eletto localistica ha sventolato uno striscione di protesta come se stesse facendo uno spogliarello e usando quelle che sembravano parolacce per leggere il suo giuramento. Un altro ha pronunciato Cina come "Chee-na", una variazione sul termine dispregiativo Shina utilizzato dalle forze di occupazione giapponesi durante la seconda guerra mondiale.
Per coronare il tutto, la maggior parte dei legislatori pan-democratici hanno stracciato le loro schede elettorali per l'elezione del presidente del LegCo (Consiglio Legislativo) lanciando i pezzi in aria come coriandoli. Alcuni di noi avevano sperato che i giovani - i cosiddetti "soldati dell'ombrello" - avrebbero imparato ad agire come adulti dopo aver formato i loro partiti politici ed essere eletti nel Consiglio Legislativo. Come si è scoperto, entrare nella nuova legislatura assomigliava di più al primo giorno di scuola materna." Così esordiva un editoriale del South China Morning Post sulla seduta d'apertura del parlamentino di Hong Kong tenutasi a metà di ottobre. Insomma i ragazzini della rivolta degli ombrelli una volta arrivati in parlamento hanno davvero pisciato fuori dal vasetto.
I tre nuovi arrivati del campo localistica-indipendentista ​​nel parlamentino di Hong Kong (LegCo) - Edward Yiu, Yau Wai-ching e Sixtus Baggio Leung - hanno aggiunto un proprio giuramento alla versione ufficiale durante la cerimonia di insediamento di mercoledì 12 Ottobre.
Yau e Leung si sono  avvolti con un drappo con scritto  "Hong Kong non è la Cina"  quando hanno fatto il loro giuramento. Il giuramento è stato respinto dal segretario generale del LegCo.

mercoledì 21 settembre 2016

9.1: Il tramonto del Dalai Lama


9: Minoranze nazionali

Il Dalai Lama con il nazista Heinrich Harrer suo maestro in gioventù


Per secoli, la cultura occidentale ha guardato con disprezzo al buddismo tibetano, considerato sinonimo di dispotismo orientale, a causa della centralità da esso conferita adun sedicente Dio-­Re, sul quale si esercita il disprezzo di autori tra loro pur così diversi come Rousseau, Herder, Hegel. Tra Otto e Novecento, i lama vengono considerati «un'incarnazione di tutti i vizi e di tutte le corruzioni, non già dei lama defunti». Quando poi la Gran Bretagna si accinge alla conquista, cerca di giustificarla in nome della necessità di portare la civiltà in «quest'ultima roccaforte dell'oscurantismo», a «questo piccolo popolo miserabile» (Domenico Losurdo 2003).

Snobbato accuratamente dai governanti francesi, mentre Papa Francesco si è rifiutato di invitarlo ad Assisi, il Dalai Lama ormai non è più di moda. Pesa in particolare il mancato invito ad Assisi per l’iniziativa ‘Sete di Pace’ promossa dalla Comunità di Sant’Egidio che vede la partecipazione di oltre 400 leader religiosi di ogni fede. Il pio monaco calzato Gucci invece preferirebbe dialogare con l’ISIS da quanto si apprende dalla stampa e magari scomunicare, nella sua infinita bontà, qualche altra setta buddista. A Hollywood impazza la mania per santoni, sciamani, guaritori, astrologi, esperti di kabbalah, fluidi mistici che ripuliscono persino le scorie radioattive e quant’altro per cui l’attaccamento di Richard Gere per l’anziano monaco sembra ormai decisamente demodè.


Gode però ancora delle simpatie della “Sinistra Imperiale”, infatti Martin Schulz, presidente del Parlamento Europeo, lo ha ricevuto. Schultz è anche noto per aver fatto visita ai nazisti di Piazza Maidan e di avere visto solo bandiere europeiste senza vedere le svastiche. Occorre ricordare che in Europa tra i maggiori sostenitori della secessione tibetana troviamo i verdi tedeschi ed alta è stata la partecipazione alla causa tibetana dei circoli “alternativi” della Germania, magari neoconvertiti al buddismo. Un ex segretario del Dalai Lama è diventato assistente della parlamentare verde Petra Kelly e poi della Heinrich Boell Foundation dei Grune ed è allo stesso tempo corrispondente speciale di Radio Free Asia finanziata dalla CIA.

martedì 12 aprile 2016

6.5.2 Le città più inquinate del mondo si trovano in Cina?

6. L'imminente crollo della Cina

6.5. Ambiente e sviluppo sostenibile

Si legge spesso dell'estremo inquinamento atmosferico in Cina e di come non venga fatto nulla per diminuire lo smog. In realtà, non da adesso, è iniziata la lotta all'inquinamento cittadino. Ecco quali erano i risultati dell'indagine promossa dai ricercatori italiani dell’Iia-CNR sulla qualità dell’aria di Pechino in vista delle Olimpiadi del 2008, in una zona che ha caratteristiche analoghe a quelle della Val Padana:
“Grandi sforzi sono stati indirizzati al controllo delle industrie a livello regionale attraverso la chiusura di quelle più inquinanti e verificando le emissioni di molti altri grandi impianti. Inoltre, il controllo delle fonti di inquinamento legate ai trasporti nel corso degli ultimi cinque anni ha portato lo standard degli autoveicoli ad un livello paragonabile a quello stabilito dalle norme Euro IV europee e alle maggiori città europee. Il risultato è che, malgrado l’incremento del traffico veicolare di almeno tre volte nel periodo, le emissioni sono state mantenute costanti o inferiori rispetto a prima”.
Però queste misure hanno avuto un effetto nel ridurre l’inquinamento atmosferico? 
“Dall’analisi dei risultati preliminari delle campagne di monitoraggio che il Cnr ha condotto insieme agli esperti cinesi nel corso del 2007 e dei dati resi disponibili dalla municipalità di Pechino, sembra che l’inquinamento nell’area della capitale sia notevolmente diminuito, malgrado l’incremento di veicoli e delle attività industriali”, dichiara il direttore dell’Iia-Cnr. “La concentrazione di anidride solforosa (SO2) è diminuita costantemente sotto i 60 microgrammi per metro cubo, un livello considerato non nocivo. Essendo l’anidride solforosa associata con le emissioni di industrie e la produzione di energia, la sua diminuzione è il miglior indicatore del successo delle misure di controllo nei confronti delle fonti fisse di inquinanti”.
In alcuni casi le concentrazioni non sono dissimili da quelle riscontrate in Italia:
Il biossido di azoto mostra invece concentrazioni costanti di 70 microgrammi per metro cubo nel corso degli ultimi sei anni, superiori agli standard raccomandati dall’OMS (WHO) di 40 microgrammi. “Questi livelli di concentrazioni sono però anche tipici di città italiane per le quali gli standard dovrebbero essere raggiunti intorno al 2010. Non sono stati invece superati i limiti orari per il biossido di azoto, fissati dall’Organizzazione mondiale della sanità in 200 microgrammi per metro cubo”

martedì 1 dicembre 2015

7.8: Lenin a Shanghai


7. Socialismo vs. turbo-capitalismo


Dobbiamo fare buon uso sia del mercato, la mano 'invisibile" che del governo, la mano "visibile", per promuovere un sostenuto sviluppo economico a sfondo sociale.
Xi Jinping sessione di studio dell’Ufficio Politico del PCC, maggio 2014.

Se per Mario Tronti con Marx a Detroit l'epicentro della lotta di classe è negli USA e se per Giovanni Arrighi in Adam Smith a Pechino il centro della Rivoluzione Industriosa non capitalistica è la Cina noi sosterremo che Shanghai in particolare è il centro dell'edificazione del nuovo concetto di socialismo che ha tirato tutte le conseguenze dall'esperienza storica incominciata con Lenin e la Rivoluzione d'Ottobre, attraverso un faticoso processo di apprendimento, come dice Losurdo. Avevamo messo questa premessa in un altro capitolo quello su socialismo o capitalismo ma non lo avevamo sviluppato. Ora lo riprendiamo.

Yasheng Huang, in un suo famoso libro,  contrappone le provincie di Zhejiang a Shanghai al fine di rivelare la differenza tra politiche di sostegno della dinamica del capitale nel primo caso, e di una politica urbana statalista nel secondo. La metà delle più grandi aziende private in Cina si trovano nella provincia di Zhejiang, mentre Shanghai presenta caratteristiche “sovietiche”: un predominio della proprietà statale, pesanti restrizioni alle attività locali del settore privato e una politica industriale guidata da interventi statali. Huang vede la repressione dell'imprenditorialità su piccola scala e alta intensità di lavoro, e la promozione dello sviluppo all'urbanizzazione su base nazionale, come emulazione del 'modello di Shanghai' (Huang, 2008:175-232). Infatti la prima a manifestare segni di crisi tra le provincie cinesi è stata proprio quella di Zhejiang che è entrata in una crisi di credito simile a quella che ha colpito molti paesi capitalisti, mentre Shanghai ha tutto sommato resistito meglio alla crisi del dopo 2008 (Moore 2012).

Chi siamo

Debunkers dei miti sulla Cina. Avversari della teoria del China Collapse e del Social Volcano, nemici dei China Bashers.