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Non indignari, non admirari, sed intelligeri

Spinoza


Il blog si legge come un testo compiuto sulla Cina. Insomma un libro. Il libro dunque tratterà del "pericolo giallo". Un "giallo" in cui l'assassino non è il maggiordomo ma il liberale. Peggio il maggiordomo liberale. Più precisamente il maggiordomo liberale che è in voi. Uccidetelo!!!Alla fine il vero assassino (a fin di bene) sarete voi. Questo sarà l'unico giallo in cui l'assassino è il lettore. A meno che non abbiate un alibi...ça va sans dire.

venerdì 27 aprile 2012

5.3: Il socialismo con caratteristiche cinesi

5. La via del socialismo




Il mondo non viene spiegato già con lo spiegarlo? No. La maggior parte delle spiegazioni sono giustificazioni. Dominio popolare significa dominio degli argomenti. Il pensiero sorge dopo delle difficoltà e precede l'azione.
Bertolt Brecht, Me-ti. Libro delle svolte


Il "socialismo con caratteristiche cinesi" è la sintesi del socialismo come regola comune e  caratteristica essenziale della pratica, e delle caratteristiche cinesi date dai principi fondamentali del socialismo come viene applicato in Cina. Da quando la Cina ha iniziato la sua riforma e apertura nel 1978, il Partito comunista Cinese ha continuato ad adattare i principi fondamentali del marxismo alle condizioni attuali della Cina ovvero a sinizzare il marxismo. Il socialismo con caratteristiche cinesi unisce i principi fondamentali e universali del socialismo scientifico con il compito di costruire il socialismo nella realtà particolare della  Cina. Esso sintetizza i successi e i fallimenti della costruzione del socialismo in Cina e in altri paesi socialisti, traendo insegnamenti dai successi e dalle sconfitte delle nazioni in via di sviluppo nel loro percorso di emancipazione, ma anche analizzando le contraddizioni e le situazioni a cui i paesi sviluppati si sono trovati di fronte, il Partito Comunista Cinese ha sistematicamente risposto ad una serie di questioni chiave in termini del percorso del socialismo in Cina, dei suoi periodi storici, dei compiti fondamentali e passi strategici che deve compiere. Essendo dunque la sintesi dell'esperienza storica della costruzione del socialismo esso è marxismo vivente.

Fu Mao a proporre la 'sinizzazione del marxismo' ovvero letteralmente  'rendere il marxismo cinese'.  Si trattava di una 'popolarizzazione' del marxismo, ovvero della riformulazione del marxismo nell'idioma cinese per renderlo comprensibile alle masse contadine che sarebbero state la spina dorsale della vittoria militare comunista. Centrale era il concetto di 'contraddizione', che era elaborato anche dai filosofi sovietici, ma che era diventato estremamente importante nel pensiero di Mao, come metodo di analisi complessa e concreta della realtà cinese. Nella 'sinizzazione del marxismoMao insiste sulla priorità della prassi e la sua opinione è che la teoria senza la pratica sia poco più che vuota chiacchiera intellettuale.
Ciò che è interessante è la distinzione che Mao fa tra la situazione cinese e quelli della società a capitalismo avanzato e anche dell'Unione Sovietica. In quanto paese semi-feudale e semi-coloniale, la Cina deve seguire il proprio percorso rivoluzionario, che richiede uno stadio aggiuntivo tra il capitalismo e il socialismo: la 'nuova democrazia'. Questa tappa è caratterizzata da un'economia mista pubblica-privata, una alleanza tra classi avanzate socialmente e politicamente (il proletariato e dei contadini, la borghesia e la piccola borghesia), e di una cultura che si verrebbe a creare da filtraggio della cultura nazionale delle masse - attraverso i principi del marxismo. La 'Nuova Democrazia' per molti versi ha rappresentato una appropriazione o riformulazione dei 'Tre principi del popolodi Sun Yat-sen da parte del Patito Comunista mostrando ai cinesi che il partito era più fedele all'eredità di Sun di quanto non lo fosse il Kuomintang. In effetti, i comunisti fatto molti sforzi per articolare la loro ideologia sui tre principi. Le riforme di Deng alla fine degli anni '70 rappresentano una sorta di ripresa della strategia della Nuova Democrazia prematuramente interrotta (Dirlik  2008).

Scrive Wang Yu che i comunisti cinesi hanno dovuto agire in condizioni differenti da quelle immaginate dai fondatori del marxismo, che pensavano che il socialismo sarebbe stato costruito in società capitalistiche altamente sviluppate, o anche da altri paesi socialisti. “Nella costruzione del socialismo non può ne seguire ciecamente ciò che dicono i testi, ne copiare su larga scala le esperienze di altri paesi” (Wang Yu 2004). Questi concetti sono ribaditi da Huang Hua Guang, responsabile per l’Europa Occidentale del Dipartimento Esteri del Partito Comunista Cinese: "La teoria del Socialismo alla cinese comprende soprattutto questi elementi principali: innanzitutto la linea di guida, il Materialismo Storico e Dialettico. Deng Xiaoping ci invita ad “aprire la mente, ricercare la verità a partire dai fatti”.Per costruire il Socialismo in Cina bisogna afferrare il nucleo teorico fondamentale del marxismo piuttosto che copiare alla lettera tutto quanto quello che hanno detto Marx e Engels più di 150 anni fa. Dobbiamo partire dalla realtà cinese ed esplorare una nostra via nella costruzione del Socialismo."(Huang 2010).

Qui, se vogliamo, vengono riecheggiate tutta una serie di teorie e parole d’ordine che sono state proprie del movimento comunista internazionale e contro cui lo stesso PCC polemizzò a suo tempo. La via nazionale al socialismo lanciata da Togliatti dopo il XX Congresso viene qui, mutatis mutandis, ripresa come pure la parola d’ordine del socialismo con caratteristiche cinesi riprende quella del “socialismo coi colori francesi” a dimostrazione del fatto che i cinesi non hanno buttato il bambino assieme all’acqua sporca sapendo invece integrare e far tesoro dell’esperienza storica del movimento comunista internazionale.

Ma paradossalmente il richiamo al marxismo, che poteva offrire molte spiegazioni delle umiliazioni sofferte dal popolo cinese, apriva la via alla sinizzazione del marxismo, una volta che il suo seme fu innestato nella realtà cinese. Hutton nota:
Potenziare lo studio del marxismo-leninismo 
pensiero di Mao Zedong, ca. 1951 
La Cina, in breve, era stata una vittima dell'imperialismo occidentale, e il suo status di quasi-colonia era il risultato della corsa mondiale ai nuovi mercati, alla manodopera a basso costo e alle materie prime. Nelle parole di John Fairbank, Edwin Reischauer e Albert M. Craig, il comunismo «fornì una visione coerente, universale e scientifica della storia del mondo, che permetteva di rigettare l'imperialismo dell'Occidente in nome del "pensiero scientifico" dell'Occidente e addossava la responsabilità dell'umiliante arretratezza del paese alla sua soggezione all'"imperialismo capitalista"». Una rivoluzione comunista in Cina, insieme con la modernizzazione interna, si sarebbe inquadrata in una difesa internazionale dallo sfruttamento. Questo allineamento di comunismo e nazionalismo è vivo ancora oggi (Hutton 2007, p. 65)



Non occorre essere nazionalisti per esprimere questi concetti, basta essere patrioti. I partiti rivoluzionari che si sono radicati nella realtà dei loro paesi hanno saputo fondere il marxismo con le grandi narrazioni nazionali, ad esempio in America Latina l’epopea bolivarista, il sandinismo, Josè Martì ecc. Il Partito Comunista dell’URSS divenne di fatto partito nazionale dopo la vittoria nelle Grande Guerra Patriottica in cui si ricollega alla grande saga russa di Alexader Nevsky resa artisticamente da Eisenstein.
Deng viene visto come colui che ha portato a un livello superiore il marxismo in Cina costruendo il socialismo con caratteristiche cinesi. Il centro della teoria di Deng è l’emancipazione delle mente e il cercare la verità dai fatti che sarebbe la quintessenza del marxismo-leninismo pensiero di Mao Zedong. Deng sottolinea questo contro i “due qualunque” che imprigionavano il pensiero dando origine al primo movimento di liberazione dello spirito. Dopo il viaggio di Deng nel sud della Cina e con l’avanzamento delle riforme si è arrivati al secondo movimento di liberazione dello spirito.

Sebbene l’approccio cinese al socialismo non sia più quello classico non costituisce una totale rottura con il passato. E’ una modernizzazione con caratteristiche cinesi che si è evoluta gradualmente in mezzo a parecchie opposizioni ma alla fine dietro queste "caratteristiche cinesi" vediamo ancora gli ingredienti del "cercare la verità dai fatti", "l'adesione alla dittatura del proletariato", "la fase primaria del socialismo", "il rispetto del primato del socialismo", "la supremazia del direzione del Partito comunista", "adattamento dei principi marxista alle condizioni della Cina", ecc, tutto vino che proviene dalle botti della cantina maoista.

Deng ha aggiunto a questa eredità che occorre raggiungere la prosperità di tutto il popolo ma che si deve consentire a qualcuno di diventare ricco prima; la riforma e le porte aperte: il socialismo di mercato. La strategia di Deng è la versione attualizzata della strategia di Mao non qualcosa di completamente nuovo; le basi stanno nel maoismo opportunamente riveduto e corretto.
Le caratteristiche cinesi sono sempre state al centro della riflessione di Mao:
Mao e Deng
Non esiste qualcosa come il marxismo astratto, ma solo il marxismo concreto. Ciò che noi chiamiamo marxismo concreto è il marxismo che ha assunto una forma nazionale, cioè il marxismo applicato alla lotta concreta nelle  condizioni concrete della Cina, e non un marxismo astrattamente utilizzato. (Mao Zedong. Selected Works of Mao Tse-tung, Vol. 2, Peking: Foreign Language Press, 1953, 195). Il Marxismo-leninismo è una teoria che Marx, Engels, Lenin e Stalin hanno creato sulla base della realtà, e si compone di conclusioni generali basate sull'esperienza storica e rivoluzionaria. Se abbiamo solo letto questa teoria, ma non l'abbiamo usata come base di ricerca nella realtà storica e rivoluzionaria della Cina, non abbiamo creato una teoria secondo le reali necessità della Cina, una teoria che sia la nostra e specificatamente nostra, allora sarebbe irresponsabile chiamare noi stessi teorici marxisti. (Mao, Selected Works, Vol. 4, p. 31). La storia russa ha creato il sistema russo. Questo è ragionevole per loro. La storia cinese creerà il sistema cinese. (Mao, Selected Works, Vol. 3, pp. 283-84).
La cosa davvero poco "occidentale" di queste affermazioni di Mao e che fanno a pugni con il "marxismo occidentale" ormai ridotto ad esercizio scolastico è che per Mao, ma in generale per i marxisti cinesi, non esiste un marxismo puramente teorico staccato dall'esperienza storica del movimento comunista internazionale. Deng più volte, dopo la sconfitta della banda dei quattro, ha insistito su concetti come "Rilanciare, accogliere e sviluppare il Pensiero di Mao Zedong". Deng si è mosso in continuità con Mao e ha sviluppato ulteriormente la teoria della fase iniziale del socialismo. Sebbene sia più evidente il carattere di novità che quello della continuità la teoria del socialismo con caratteristiche cinesi non è una rottura con il pensiero di Mao. E‘ stato uno storico cinese Wang Zhanyang con un suo libro di 700 pagine Mao Zedong's Strategy for Nation Building and Reform and Open-door in Contemporary China che ha creato un nesso tra le caratteristiche cinesi di Deng e le politiche di sviluppo nazionale di Mao. Il nucleo centrale del pensiero di Deng Xiaoping, la  teoria della costruzione del socialismo con caratteristiche cinesi, ad un certo livello, è stata tratta dalle condizioni concrete della Cina, mentre, ad un altro livello, se osservata in linea con lo spirito di cercare la verità nei fatti come suo contenuto teorico fondamentale, è la diretta continuazione e sviluppo della teoria di Mao della fase iniziale del socialismo. L’autore sottolinea come in Cina si sia espresso sollievo per la svolta denghista che ha messo fine ad una stagione di disordine con una rapidità che sembra incredibile. Il modello cinese, visto come una sorta di terza via per raggiungere la crescita economica, è diventato un modello alternativo per il terzo mondo. L’arrivo di politiche orientate al mercato ha posto la fine allo splendido isolamento del paese. La Cina ha percorso tutte le possibili strade per creare una forte nazione moderna e socialista.

Da quando nel dicembre del 1978 il terzo plenum ha lanciato le riforme c’è stato una vera è propria rinascita della Cina sotto tutti gli aspetti: sociale e politica, culturale e economica. Alcuni marxisti all’estero hanno inneggiato ai successi del socialismo cinese mentre tra i non marxisti c’è stato chi ha cercato di semplificare il tutto assumendo la Cina nel campo capitalista e chi rimane scettico sui cambiamenti unicamente confinati all’economia. Cè stato anche chi da un punto di vista della purezza ideologica ha messo in dubbio i successi cinesi ma senza dubbio oggi la Cina è un paese in via di sviluppo con migliori condizioni rispetto al resto dei paesi della suo stesso livello.

Oggi, la Cina è integranta nel mercato mondiale. L'economia mondiale è una struttura piramidale con all'apice prodotti "hi-tech"  mentre i prodotti ad alta intensità di lavoro ne formano la base. Oggi, persino alcuni prodotti agricoli hanno acquisito lo status di "hi-tech", e i processi di produzione dei beni di consumo possono essere eliminati progressivamente dai paesi sviluppati. Anche nel mondo in via di sviluppo si può acquisitare l’hi-tech, e i processi di produzione possono essere aggiornati per competere con quelli del mondo avanzato. Gli esperti in Cina sono ben consapevoli dei costi pesanti che potrebbe comportare l'indebolimento dello Stato e la perdita del controllo politico da parte del PCC, se si dovesse docilmente soccombere a pressioni esterne. La dirigenza comunista cinese, quindi, ha assolutamente chiaro il ruolo di primo piano dello Stato nella travolgente strategia di sviluppo economico della Cina. La "fiducia in se stessi", professata durante i giorni di Mao è ormai diventata l'autonomia nell’utilizzare la tecnologia e i capitali esteri che servono alla Cina. Inoltre, il ritmo mozzafiato in cui la Cina socialista si sta muovendo per raggiungere il suo obiettivo prefissato di diventare una nazione industrializzata avanzata di medio livello entro il 2050 ha fatto scattare l'allarme. Alcuni, negli Stati Uniti almeno (se non in tutto il mondo occidentale), guardano ormai all'anno 2015 come il "giorno del giudizio", l'anno in cui il PIL cinese (o reale forza economica) raggiungerà la posizione di vertice, portando gli Stati Uniti al secondo posto. In altre parole questo scenario non è altro che la vera manifestazione del crescente delusione dell'élite politica e finanziaria occidentale, compresi gli intellettuali, per una Cina che testardamente rifiuta di abbandonare la sua ricerca di un paradigma alternativo di sviluppo. E' in questo contesto, con la globalizzazione, e con i paesi occidentali in piena crisi, molti paesi del terzo mondo potrebbero imitare le strategie cinesi per sopravvivere e avere successo in quello che sentono come un mondo ostile.

Nel momento in cui nei paesi occidentali i nuovi movimenti sociali minacciavano la crescente interferenza tra lo Stato e le forze di mercato per salvare la società civile, e in Polonia, seguita immediatamente in altre parti dell'Europa centrale e orientale, nuovi movimenti popolari cominciavano a sfidare la scarsa efficienza dei regimi comunisti, il PCC ha preso una iniziativa coraggiosa, introducendo riforme economiche radicali. Queste riforme, lanciate nel settore rurale nei tardi anni settanta, hanno guadagnato subito terreno e messo salde radici nei primi anni Ottanta. Sulla base di questo successo iniziale delle riforme rurali, la dirigenza cinese è stata incoraggiata a intraprendere un piano enormemente ambizioso per la costruzione di una nuova Cina socialista con caratteristiche proprie.

L'essenza della modernizzazione e delle riforme avviate da Deng Xiaoping e continuata dai suoi successori, era il nuovo atteggiamento verso il mercato. Il leader cinese ha affermato (contrariamente al suo predecessore - Mao Tse Tung) che il mercato non deve essere una categoria aliena e ostile al meccanismo dell'economia socialista, ma può portare un enorme aumento della produzione e contribuire al dinamismo e alla modernizzazione dell'economia socialista. Tale modernizzazione ha avuto effetti significativi non solo per le attività pratiche, ma anche influenzato discussione teorica sulla base della tesi di economia politica marxista e teoria del socialismo scientifico. Nuove categorie come socialismo di mercato e economia socialista di mercato (che dal 1992 è un principio costituzionale della RPC) sono stati creati (Wiktor 2008).

La modernizzazione e le riforme di Deng Xiaoping, si basavano sul presupposto che Mao Tse Tung ha meriti enormi per avere guidato la rivoluzione socialista in Cina e la creazione di base del socialismo, ma non è stato esente da numerosi errori di dogmatismo. Mao Tse Tung applica i principi del socialismo nelle condizioni di arretratezza storica e economica della Cina - con un ritmo abbastanza elevato di sviluppo, dal livello molto basso iniziale, quando anche la povertà estrema è abbastanza comune, garantendo "la ciotola di riso di ferro". La povertà e il bisogno, ha detto giustamente Deng Xiaoping, anche condivisi, non possono essere gli ideali di socialismo o comunismo e nemmeno il "socialismo da caserma" promosso dai maoisti persino a livello internazionale (Wiktor 2008).

Il PCC ha ritenuto che la Cina è ancora nella fase iniziale del socialismo in cui la piccola proprietà domina la campagna e svolge una parte significativa nelle città, e deve orientarsi verso un rapido sviluppo sotto il controllo dello stato socialista. Si è inoltre ritenuto che questo obiettivo debba essere raggiunto attraverso un'ampia cooperazione internazionale con capitali esteri e incrementando le relazioni commerciali. La leadership cinese ha utilizzato la precedente esperienza sovietica degli anni '20. Lenin propone, dopo le enormi distruzioni della guerra civile, la Nuova Politica Economica (NEP), che pone fine al caos seguito alla rivoluzione, attraverso la ricostruzione dell'economia, il rilancio del commercio internazionale e cosa ancor più importante, ponendo le basi per la realizzazione di nuovi compiti durante il periodo successivo. Il confronto con  la NEP in URSS è solo parzialmente giustificato dato che l'aggravarsi delle condizioni interne (lotta dei kulaki) e internazionali (minaccia fascista)  hanno rallentato il suo corso fino alla sua interruzione alla fine degli anni ‘20. Al contrario la NEP cinese dura da oltre 30 anni e si svolge su una scala gigantesca senza precedenti, grazie anche alla favorevole congiuntura internazionale.

Si ritiene che l’antichità di una civiltà, fa si che diventi più difficile e più lento portare un cambiamento nel pensiero e il sistema di valori della gente. Nonostante l'avvento dell'era moderna e il profondo impatto delle istituzioni della modernità in termini globali,  ma in maniera difforme, però, l'opinione dominante oggi è che l'elemento intrinseco di atemporalità nelle civiltà antiche non consente a queste società, come la Cina, di cambiare rapidamente. Così, solo l'Occidente ha il privilegio di vivere in modo molto più rapido il cambiamento. Questa posizione di vantaggio che le nazioni sviluppate del mondo occidentale godono oggi è, infatti, il ​​risultato dei guadagni materiali realizzati nel corso degli ultimi 200 anni o giù di lì, del dominio coloniale. Ironia della sorte, l'Occidente sostiene che il suo successo e il progresso in termini economici, tecnologici, politici, sociali e culturali è legato alle sue istituzioni cosiddette superiori rispetto alle controparti che spesso sono localizzate nelle più antiche sfere di civilizzazione. Si deve così porre l’accento sull'impegno scrupoloso dei cinesi nel far fronte alle sfide poste dalla crescita della popolazione, dalle capacità produttive non ancora sufficientemente sviluppate e dallo scenario internazionale del fare i conti con la lotta per la sopravvivenza del 'libero mercato' e della 'globalizzazione' che potevano costituire una minaccia imperialista alla Cina e ad altre parti del mondo in via di sviluppo.



Nel dicembre del 1978, quando il PCC con un nuovo gruppo dirigente guidato da Deng Xiaoping decise di porre fine al paradigma di sviluppo di impronta maoista, attraverso l'attuazione di una nuova politica economica nolto pragmatica. L'idea non era quella di abbandonare il marxismo, ma di tracciare un nuovo percorso che consolidasse ulteriormente la dottrina di base del socialismo. Il popolo cinese hanno risposto positivamente al richiamo di Deng di "modernizzare" la Cina perché vi ha visto il progetto di una Cina socialista forte e prospera. I sinologi hanno interpretato questi sviluppi come il passaggio dalla fase della "politica al comando" a quella dell’"economia al comando". I cinesi però sono del parere che questa politica sia coerente con la posizione PCC di promuovere ulteriormente lo sviluppo dei rapporti di produzione da un livello inferiore a quello superiore. Il passaggio è stato causato da due fattori. In primo luogo rettificare l'errore del passato di sfidare le leggi dell’economica e, pertanto, evitare in futuro il ripetersi di campagne politiche di massa, o di movimenti politici, come il Grande Balzo in Avanti e la Grande Rivoluzione Culturale Proletaria. In secondo luogo, di stabilire gradualmente un sistema legale socialista che garantisca il "dominio della legge” e non il "dominio degli individui".

La rapida crescita della Cina comunista è visto con timore dai fautori della cosiddetta "teoria della minaccia Cinese". Una forte e moderna Cina nel prossimo futuro è percepita da molti come un pericoloso potere che minaccierebbe l’Occidente. Mentre i risultati conseguiti dalla RPC in termini di giustizia sociale nel senso di accorciare il divario nord-sud del mondo, insieme al soddisfacimento dei bisogni materiali di una vasta popolazione portandola al di fuori del livello di povertà, sono ignorati giacchè avvengono senza "democrazia", ​​"libertà" e "diritti umani".
Lo splendore del Pensiero di Mao Zedong illumina eternamente
tutto il territorio nazionale -  celebrare
calorosamentea pubblicazione
del quinto volume delle Opere scelte di Mao Zedong, 1977

I paesi con differenti condizioni storiche, sociali, economiche e culturali non devono seguire necessariamente la via dei paesi sviluppati per raggiungere la modernizzazione. Il pensiero corrente in Cina è che, in passato, in particolare durante gli anni sessanta e settanta, la Cina fece l'errore di non seguire i fondamenti del materialismo storico classico, vale a dire, il miglioramento continuo dei rapporti di produzione non può che avanzare attraverso l’aumento del livello delle forze produttive. In altre parole, in Cina il processo di modernizzazione in quel periodo venne bloccato; la Cina non era riuscita a realizzare le condizioni materiali per lo sviluppo ulteriore dei rapporti di produzione. Data la relativa arretratezza delle forze produttive del paese, si era proceduto troppo in fretta verso rapporti di produzione "pienamente" socialisti.

La “modernizzazione” ha trovato un posto nel programma di sviluppo socialista cinese nei primi anni Cinquanta, sia il termine che il concetto però sono stati ideati e interpretati in modo diverso dai  dirigenti della Cina di allora. Secondo loro, lo scopo del programma di modernizzazione socialista era quello di permettere ad un paese economicamente arretrato come la Cina di sostenere una rivoluzione tecnologica avanzata e raggiungere rapidamente i più elevati standard mondiali nell’economia, scienza e tecnologia. Già nel 1954, Zhou Enlai aveva chiaramente sostenuto l'obiettivo di trasformare la Cina in una nazione socialista forte e moderna. Qualche tempo dopo, Zhou ha dichiarato ancora una volta, "bisogna modernizzare la nostra agricoltura, industria, difesa nazionale, la scienza e la tecnologia al fine di far diventare la nostra patria un paese socialista forte. La chiave per raggiungere questo obiettivo consiste nel realizzare la modernizzazione nel campo della scienza e della tecnologia. [...] Siamo molto indietro rispetto agli standard mondiali avanzati ... dobbiamo sforzarci di superare le difficoltà e andare avanti"(Adlakha 1998).

E' in questo contesto, quando Deng Xiaoping ha sollevato l'obiettivo della modernizzazione socialista, egli non si limitò a ripetere lo slogan sollevati da Zhou nel 1950. Invece, Deng ha fatto un ulteriore passo avanti, ribadendo il punto di vista marxista che "la scienza e la tecnologia sono le forze principali di produzione". Deng ha dichiarato: "La grande responsabilità storica che il popolo cinese ha sulle sue spalle è di raggiungere l'obiettivo della completa modernizzazione dell’agricoltura, industria, difesa nazionale, scienza e tecnologia entro il ventunesimo secolo, e quindi creare una forte e moderna Cina socialista. ... Sotto la dittatura del proletariato, se non si effettua la modernizzazione, non saremo in grado di aumentare il livello di scienza e tecnologia, non saremo in grado di sviluppare le nostre forze sociali di produzione, il potenziale nazionale non sarà rafforzato, non saremo in grado di migliorare gli standard culturali e materiali del nostro popolo, quindi dobbiamo consolidare appieno i nostri sistemi socialisti politici ed economici, altrimenti non riusciremo a salvaguardare la sicurezza della nostra nazione" cit. in (Adlakha 1998).

A differenza di certi esperti della Cina nella sinistra occidentale, i cinesi non soffrono della disillusione per quanto riguarda le finalità e gli obiettivi della modernizzazione vigorosa iniziativa della RPC. “In nessuna parte del dibattito cinese mi sono imbattuto in pronunciamenti che i cambiamenti nella struttura economica della Cina significhino la fine del socialismo e la restaurazione del capitalismo” sostiene lo studioso indiano Hemant Adlakha.  Invece, la linea di pensiero prevalente in Cina è che la strategia della riforma economica è volta a migliorare il livello delle forze produttive. E' per questo motivo che la modernizzazione come obiettivo è il fattore cruciale per la legittimità del Partito comunista cinese. Come i due studiosi cinesi Liang Lidong e Huang Zhengchao hanno sostenuto, "la modernizzazione della Cina viene promossa attraverso politiche di riforma e delle porte aperte a causa delle prevalenti contraddizioni di fondo nella società di oggi”(Adlakha 1998).


Tenere alta la grande bandiera della teoria di Deng Xiaoping
per promuovere completamente la causa della costruzione del
socialismo con caratteristiche cinesi nel 21 ° secolo, 1999
Teoricamente, il programma di modernizzazione in corso in Cina non è nuovo, ma ha acquisito un nuovo aspetto dai primi anni ottanta. In pratica, tre cose contraddistinguono la nuova iniziativa di modernizzazione della Cina guidata da Deng Xiaoping dai tentativi precedenti di Mao e Zhou. I nuovi elementi sono, in ordine di priorità: la stabilità politica nel paese, un pacifico ambiente internazionale e una maggiore interazione con l'economia mondiale. Questi tre fattori hanno costituito la base di ciò che Deng ha definito come la modernizzazione con caratteristiche cinesi. Al Terzo Plenum del Comitato Centrale del PCC tenutosi nel dicembre 1978, Deng aveva sostenuto che la stabilità fosse la condizione più importante per la modernizzazione della Cina. In un'epoca in cui "liberalizzazione borghese" sembrava essere penetrata in Cina, in particolare in una parte dell’élite urbana, Deng ha prontamente avvertito il Partito dei pericoli dei movimenti prematuri come la "quinta modernizzazione" e la loro potenziale minaccia alla stabilità politica, all'ordine sociale e alla corretta attuazione del compito della modernizzazione socialista.

La preoccupazione di Deng di mantenere la stabilità e l'ordine hanno origine nelle lezioni apprese dai  venti anni di disordine sociale che aveva prevalso nella società cinese tra il 1958 e il 1976-78. Deng ha detto all'inizio del 1980 in un discorso ai quadri del Partito: "L'esperienza della Rivoluzione Culturale ha già dimostrato che il caos porta solo alla regressione, non al progresso, e che se vogliamo andare avanti in Cina è evidente che senza la stabilità e l'unità non abbiamo nulla. ... Dal momento che il nostro popolo ha appena attraversato un decennio di sofferenze, non possiamo permetterci un periodo di ulteriore caos ..." (Selected Works of Deng Xiaoping: 1978. 1982.(1983) p. 237, Beijing: Foreign Languages Press). Deng sapeva bene che la stabilità poteva venire solo dal Partito Comunista e quindi, nel 1979, ha ribadito la necessità di sostenere i cosidetti "quattro principi cardinali": difendere la via socialista, sostenere la dittatura democratica del popolo, confermando la leadership del PCC e difesa del marxismo-leninismo e Pensiero di Mao Zedong. Per Deng sono i quattro prerequisiti di base per realizzare le quattro modernizzazioni (Adlakha 1998).

In tutte le dichiarazioni pre-Tiananmen di Deng il fattore della stabilità è sempre stato la sua prima preoccupazione da quando aveva intrapreso la strada di portare la Cina ad una elevato ritmo di crescita economica. Nel già ricordato discdorso del 1980 Deng si è soffermato sulla necessità di mantenere la stabilità politica e l'unità: "Senza la stabilità politica e l'unità, sarebbe impossibile per noi impegnarci nella costruzione del socialismo. Ciò è stato confermato dalla nostra esperienza in più di 20 anni dal 1957, e soprattutto l'anno scorso. Adesso abbiamo raggiunto -…o sostanzialmente raggiunto, la stabilità politica e l’unità. I compagni in vari posti congiuntamente devono assumersi la responsabilità per la sua conservazione e sviluppo ", A distanza di un mese Deng ha dichiarato: "Mentre si lavora con dedizione totale per le quattro modernizzazioni, dobbiamo, con pari dedizione, conservare e sviluppare una situazione politica caratterizzata da stabilità, unità e vivacità." (Adlakha 1998). Deng mette l’enfasi sulla stabilità politica e l'unità all'interno del partito che è sempre rimasta un elemento chiave della sua teoria della costruzione del socialismo con caratteristiche cinesi. Tutti gli ingredienti di ciò che è oggi conosciuto come l'economia socialista di mercato o in altre parole, il tipo di socialismo alla cinese si trovano nelle dichiarazioni Deng e gli scritti dalla fine degli anni Settanta ai primi anni Ottanta. Ciò che è significativo è il fatto che la stabilità politica e l'ordine hanno sempre occupato un posto preminente in tutte la sue osservazioni. 

Quando nel 1979 Deng ha reso pubblico il suo grande piano per quadrupplicare PIL della Cina del 1980, per la fine del secolo, sapeva bene che senza stabilità l’obbiettivo sarebbe impossibile da ottenere in un paese arretrato come la Cina. A questo si aggiunse l'altro fattore specifico della Cina in quanto paese socialista. A poco a poco ha sviluppato il suo piano di modernizzazione in "tre stadi", o come viene chiamato in cinese, muoversi  in tre fasi. Il primo passo è raddoppiare il PIL pro capite del 1980 entro l'anno 1990 e fornire la base di fuoriuscita dal bisogno per il popolo cinese, la seconda, di raddoppiare il Pil del livello del 1990 entro il 2000 in modo che il popolo cinese possa godere di un tenore di vita moderatamente confortevole, e in terzo luogo, a sollevare il PIL pro capite della Cina per raggiungere quello dei paesi sviluppati di medio livello entro la metà di questo secolo.

Bibliografia

Adlakha, Hemant. 1998. Towards an Understanding of Socialism with Chinese Characteristics, Gyan Publishing House. http://www.ignca.nic.in/ks_41021.html.
Dirlik, Arif. 2008. Socialism in China: a historical overview in Louie, Kam. The Cambridge Companion to
Modern Chinese Culture Cambridge University Press 2008
Huang Hua Guang. 2010.Intervista. L'Ernesto. 1/2010. 16/05/2010.
Hutton, Will. 2007. Il Drago Dai Piedi D’argilla. La Cina e l’Occidente Nel XXI Secolo. Fazi editore.
Wang Yu. 2004. “La nostra via: Costruire un socialismo con caratteristiche cinesi.” http://www.resistenze.org/sito/te/po/ci/poci4d01.htm.
Wiktor,  Zbigniew. 2008. “China on the Course of Socialist Modernization.” North Star Compass. http://www.northstarcompass.org/nsc0812/china.htm.


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Debunkers dei miti sulla Cina. Avversari della teoria del China Collapse e del Social Volcano, nemici dei China Bashers.