Benvenuti

Non indignari, non admirari, sed intelligeri

Spinoza


Il blog si legge come un testo compiuto sulla Cina. Insomma un libro. Il libro dunque tratterà del "pericolo giallo". Un "giallo" in cui l'assassino non è il maggiordomo ma il liberale. Peggio il maggiordomo liberale. Più precisamente il maggiordomo liberale che è in voi. Uccidetelo!!!Alla fine il vero assassino (a fin di bene) sarete voi. Questo sarà l'unico giallo in cui l'assassino è il lettore. A meno che non abbiate un alibi...ça va sans dire.

mercoledì 19 novembre 2014

6.1.2: Il governo più popolare del mondo fondato su una democrazia sostanziale

6. L'imminente crollo della Cina
6.1: Il mito del China Collapse


Il popolo cinese sembra, sia tra i più soddisfatti del pianeta. Il Pew Research Center già nel 2008 rilevava come più dell’80% dei cinesi fossero soddisfatti per l’andamento dell’economia del paese e il 65% pensava che il proprio governo stesse facendo un buon lavoro. Il 96% era dell'opinione che le Olimpiadi (che sarebbero iniziate di lì a poco) sarebbero state un successo, e il 93% che i giochi avrebbero migliorato l’immagine del paese. I consensi sono arrivati nel 2009 al 95% (Fardella 2012). Un’indagine della BBC mostrava come i cinesi credessero che l’influenza globale della Cina fosse positiva (Kamm 2008).
I media occidentali hanno manipolato ed esagerato i fatti di Tiananmen nel 1989, quando tra i cinesi serpeggiava lo scontento e la protesta. Il popolo cinese ora è contento del proprio governo (anzi, molto più contenuto di quanto gli americani lo siano del loro), ma ai media sostanzialmente questo non risulta. Indubbiamente esisteranno giustificazioni ad hoc anche per questo, ma se fosse tutto vero ciò che si dice della Cina vorrebbe dire che i cinesi sono alquanto masochisti. Noi daremo un’interpretazione diversa dal paradigma totalitario vigente nell’informazione occidentale che forse spiegherà la razionalità di quel consenso.
Certamente l'impopolarità della Cina in Occidente subisce un'accelerazione dopo i fatti di Tienanamen:
Nelle giornate di Tienanmen l’Occidente ha decretato la morte del regime cinese decretandone anche la non rappresentatività. Per l’Occidente c’era nel paese un clima da guerra civile e non si può dare solamente un po’ di democrazia alla gente. La modernizzazione senza la democrazia renderà debolissima la posizione del governo. Fu secondo questa versione l’avidità dei governi e dei comitati d’affari a salvare un governo per altri versi destinato alla sconfitta. L’occidente passa dalla difesa dell’indipendenza nazionale contro la teoria brezneviana della sovranità limitata alla teoria della difesa della democrazia anche in paesi terzi (Cammelli 2008).

giovedì 23 ottobre 2014

6.1.1: Il collasso delle teorie del "China Collapse"

6. L'imminente crollo della Cina
6.1 Il mito del China Collapse


La fine dello stato cinese moderno è vicina. La Repubblica Popolare ha cinque anni, forse dieci, prima che cada. Questo libro racconta perché.
Gordon G. Chang 2001.The Coming Collapse of China

Le fastose olimpiadi di agosto saranno il canto del cigno del boom cinese.
Maurizio Blondet 2008

Provate a digitare le parole China, Crisis in Google. troverete più risultati di quanto non siano le vittime del comunismo secondo il Libro Nero. Puntualmente la Cina risponde con strafottenza mettendo a segno nuovi record!!!
Un guru di Wall Street recensisce "Il milli-miliardesimo libro che prevedere la caduta inevitabile dell'economia cinese direttamente dalla nostra scrivania. Gli argomenti contro l'economia cinese sono stati uno sport assai popolare per anni, ma erano costantemente sbagliati. Quando si pratica uno sport violento senza esclusione di colpi e non si vede mai il sangue allora la cosa non diventa noiosa? (Weimberg 2014) si chiede l'autore.

Le previsioni occidentali sull'economia cinese negli ultimi 30 anni sono state in gran parte sbagliate, in particolare quelle basate sulle teorie del "China collapse" ovvero il "crollo della Cina". Certamente la Cina ha rallentato almeno tre volte negli ultimi 33 anni. Gli studi di Simon Kuznets su decine di casi storici, dimostrano che una volta attuate tutte le condizioni dello sviluppo sopraggiunge uno stallo ma la Cina ha avuto negli ultimi tre decenni una crescita media del 9.7% l'anno. "Quale altro paese può dire lo stesso?" aggiunge Weimberg.

China Crisis - "Wishful Thinking" (1983). La crisi della Cina 

è una pia illusione. Come da titolo.


La Cina ha superato nell'ottobre del 2014 gli USA nel PIL a parità di capacità d'acquisto. Invece di accettare l'inevitabilità di questo sorpasso alcuni analisti cercano il modo migliore di vendere storie che predicono il collasso economico-politico della Cina. I classici del repertorio sono: la crescita è sbilanciata, le banche sono instabili, la valuta è sottovalutata, l'ambiente è troppo inquinato, non c' è abbastanza energia a disposizione, le forniture di materie prime non possono sostenere la crescita della Cina ecc. Prendiamo un esempio: la demografia non è favorevole. La politica del figlio unico porta alla scarsità di manodopera. Così nel novembre del 2006 la Cina doveva crollare per mancanza di manodopera e nel luglio del 2009, sopraggiunta la crisi, per eccesso di disoccupazione, dopodiché di nuovo per difetto di manodopera.


Un altro personaggio che ha previsto all'inizio del nuovo secolo il crollo per il 2008 per gli inesigibili debiti con le banche. "Nicholas R. Lardy, un profondo conoscitore della Cina presso la Brookings Institution, prevede che l’aumento del peso dei prestiti in sofferenza potrebbe rendere insolvente tutto il sistema bancario del paese nel 2008. Una crisi bancaria del genere porterebbe milioni di cinesi a ritirare dalle banche i soldi per sopravvivere facendosi poi prendere dal panico quando si renderanno conto che le banche saranno insolventi e sarà impossibile attingere ai loro depositi, cosa che porterà sicuramente a disordini di massa" (Kurlantzick 2001). Bum! Requiem fine del mondo!!! Stupisce in questo caso la precisione della data. Infatti nel 2008 ci fu un crollo delle banche....americane però.

"Il Governo dichiara che negli ultimi vent’anni la crescita economica annuale è stata tra il 7 e il 10%, ma, escludendo il settore delle esportazioni (pubblicizzato in modo spettacolare dalla Cina, ma che interessa solo il 20% del PIL), le cifre fornite non convincono. Thomas Rawski, un economista molto esperto dell’Università di Pittsburgh, sottolinea che negli ultimi cinque anni, il periodo in cui viene comunemente contrabbandata una improvvisa crescita, la Cina è stata afflitta dalla deflazione, da un aumento della disoccupazione ed è diminuito l’utilizzo di energia, elementi questi che normalmente vengono associati ad una crescita limitata, se non ad una vera recessione. Osservando i dati relativi al consumo energetico e ricavando i grafici del PIL per proprio conto, Rawski arriva alla conclusione che tra il 1998 ed il 2001 la Cina ha subito una crescita vicina al 4% invece del 7 - 10% dichiarato dal Governo, un buon risultato ma non di certo superiore a quello di altri paesi in via di sviluppo" (Kurlantzick 2001). Oddio ciò che non convince è che si era sempre supposto. non dico per le leggi dell'economia ma almeno per quelle della fisica, che per cadere o addirittura collassare la Cina avrebbe dovuto salire molto in alto. Ma se si ridimensiona tutto come se fosse il Bangladesh, viene a mancare una delle concause dell'ipotetico crollo: il fatto che fosse salito troppo rapidamente arrivando ai limiti dello sviluppo.

lunedì 4 agosto 2014

25° di Tienanmen: Parte terza

Battaglia campale
Originariamente si è trattato di un massacro di soldati e membri della polizia armata da parte dei rivoltosi, in seguito della repressione di una sommossa. I rivoltosi hanno dato battaglia. Il rapporto dell’Ambasciata americana parla di “battaglia campale”: “Nel tentativo di rallentare l’avanzata, i dimostranti lanciano mattoni e sassi e picchiano e uccidono alcuni di loro. I civili morti non sono 3000 come riportato dalla stampa ma sono più alti delle cifre ufficiali. Una folla ha impegnato le truppe in una battaglia campale lungo l’incrocio tra la Fuxing e Changhan Avenue” (U.S. Embassy 1989). Vi sarebbero stati anche bus suicidi lanciati contro unità corazzate.


0:00 arrivano soldati disarmati; 0:32 la folla grida ammazzateli!! 0:50 da come aggrediscono gli automezzi e i soldati i manifestanti non sembrano molto indifesi; 1:18 autoblindo dato alle fiamme, con 6.000 soldati feriti e oltre mille veicoli militari dati alle fiamme non si può certo parlare di manifestanti indifesi; l'epilogo, i soldati rinchiusi nell'autoblindo vengono bruciati vivi; 1:51 soldati catturati dalla folla; 2:02 i soldati hanno già avuto delle vittime oltre a centinaia di feriti ma non hanno ancora sparato per autodifesa; 3:00 le prime sparatorie avvengono dopo reiterati attacchi contro i soldati; 4: 12 dopo aver ucciso un militare i manifestanti gli rubano le armi. 4:50 un rivoltoso si avvicina ai soldati con qualcosa che sembra una bottiglia incendiaria e viene ferito: 6:55 vittime militari soccorse; 7:20 militari bruciati vivi e i cadaveri vilipesi.



Allo stesso tempo in cui alcuni bruciavano veicoli militari altri rivoltosi attaccavano impianti civili ed edifici pubblici. Vetrine di Xicheng Yanshan sono state fracassate. Si sono appiccati fuochi in Piazza Tienanmen e al Chairman Mao Memorial Hall sul lato ovest. Alcune auto pubbliche, camion dei pompieri, ambulanze e taxi sono stati danneggiati e e bruciati. Un gruppo di persone alla guida di un autobus pieno di benzina verso Piazza Tiananmen, ha tentato di dare fuoco alla torre al Golden Water Bridge South ma sono stati tempestivamente intercettati da parte delle truppe di legge marziale.


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23 aprile, Xi'an, distruzioni in edifici pubblici e saccheggio  0:59 muretti vengono demoliti per ricavarne mattoni da lanciare contro i soldati; 1:16 Wuerkaixi dichiara che occorre"rischiare il kaos", 1:45 meeting nel bus gentilmente offerto dal governo "usare la forza per rovesciare il governo?", 2:10 soldati disarmati, 3 giugno 1:57 soldati disarmati nel pomeriggio cominciano da essere aggrediti; 3:00 i primi feriti; 3:45 volantini che avvertono la gente a tenersi lontano dalle principali vie di comunicazione e dalla piazza vengono bruciati; 4:00 l'aggressività della folla verso i soldati diventa pesante; le armi in un primo tempo non vengono date ai militari ma spedite in automezzi autonomi; 4:17 le armi catturate dai manifestanti vengono esibite. A questo punto anche i manifestanti sono armati; 5:06 i miliari cercano di rimpossessarsi dei bus con le armi; comincia la sassaiola, i soldati sono costretti a scappare; 5:32 3 giugno ore 17:00 comincia la distribuzione di bastoni, mazze di ferro, pugnali, coltelli ai manifestanti


L’Ambasciata americana rileva: “Cittadini cercano di fermare le truppe e bruciano veicoli militari, centinaia di veicoli militari compresi 34 carri armati e molti veicoli corazzati per il trasporto delle truppe sono stati distrutti negli ultimi due giorni. Gli studenti ne hanno catturato uno. Alcuni studenti hanno catturato delle armi e vogliono resistere. Fonti della stampa riportano che più di mille soldati o poliziotti sono stati uccisi o feriti e che alcuni civili sono stati uccisi. Fonti di stampa straniere riportano che i dimostranti hanno bruciato veicoli corazzati e ucciso uomini della sicurezza” (U.S. Embassy 1989). Nel mettere in rilievo i morti tra i soldati piuttosto che tra i civili c’è la speranza che gli insorti possano vincere. Ancora non si è fatta strada la versione ufficiale della stampa occidentale dell’Esercito che spara a freddo sugli studenti pacifici o dei carri armati che schiacciano gli studenti nelle loro tende mentre dormono.. Sembra che sia in atto invece una rivoluzione violenta contro il potere comunista come in Ungheria nel 1956. Più tardi, secondo la stampa occidentale, una serie di edifici governativi sono stati attaccati e le loro guardie ferite. I rivoltosi hanno assaltato la Grande Sala del Popolo, il Dipartimento Centrale di Propaganda, il Ministero di Pubblica Sicurezza, il Ministero della Radio, Film e Televisione e la sede del Comitato Centrale del Partito di Zhongnanhai e del Consiglio di Stato. E’ davvero inconcepibile come il governo avesse lasciato per settimane una zona così densa di obiettivi sensibili in mano ai manifestanti.

mercoledì 16 luglio 2014

25° di Tienanmen: Parte Seconda

Sgombero pacifico di piazza Tienanmen

Sgombero pacifico della Piazza, Spezzoni tratta da Tv di Hong Kong. I soldati avanzano gridando "Non attaccheremo se non saremo attaccati". Mentre la narrazione solita è che migliaia di studenti siano stati schiacciati nel sonno dai carri armati a 4:01 si mostra invece un blindato attaccato dai pacifici dimostranti. a 4:29 i manifestanti gridano in cantonese: uccideteli, uccideteli!!! In Viale Changan si vedono automezzi in fiamme e i primi feriti tra i dimostranti. Le televisioni hanno spesso nascosto le immagini televisive che chiarivano che la piazza era stata liberata pacificamente parlando di almeno 3.000 morti solo nella piazza.

Il 3 giugno, seguendo gli ordini del Comando della legge marziale, il nostro drappello, in qualità di gruppo di testa con il compito di sgom­berare la piazza, è partito dalle periferie occidentali di Pechino ed è avanzato verso piazza Tienanmen, lungo viale Chang'an. Guidata da un battaglione di ricognizione, la Centododicesima divisione ha occu­pato per prima una base a est del Museo militare, come forza di copertura dell'intero gruppo dell'esercito. Poi sono giunti alla base due reggimenti della Centotredicesima divisione in qualità di forza d'avanzata. Quattro reggimenti da Fengtai, coperti da una compagnia di perlustrazione, hanno rotto i blocchi dei rivoltosi a quattro incroci e hanno assunto le posizioni a loro assegnate. Le truppe dell'artiglieria hanno affrontato ogni sorta di difficoltà per giungere alla base. Un reggimento di quattro corpi di tecnici, veloci come il vento, è partito dalle caserme a Liangxiang e ha coperto una distanza di ventiquattro chilometri in soli ventisette minuti, per giungere alla posizione asse­gnata prima del tempo previsto. Anche un reggimento per le comuni­cazioni ha superato gli ostacoli, proteggendo la propria attrezzatura con imo sforzo immane, ed è giunto alla posizione assegnata. Durante l'avanzata verso la piazza, sulle teste di ufficiali e soldati sono piovuti mattoni e il loro passaggio è stato ostacolato da ogni sorta di oggetto a terra. Lungo la strada i rivoltosi li hanno attaccati con mazze e barre d'acciaio, mentre di fronte a loro si alzava un mare di fumo e fiamme. Ma gli ufficiali e i soldati, sfidando la costante minaccia di essere rapiti o feriti e persino di morire, hanno spinto da una parte le auto incendiate e gli spartitraffico, posizionati di traverso sulle strade, e dopo quattro ore sono giunti in piazza in orario. Il gruppo dell'esercito ha iniziato l'avanzata su piazza Tienanmen alle 21.30. Due divisioni, la Centododicesima e la Centotredicesima, e una brigata dell'artiglieria, guidate da gruppi antisommossa, sono state le prime ad avanzare seguite poi dalle restanti unità. Gli ufficiali e i soldati sono stati coraggiosi e audaci di fronte alle percosse, alle distruzioni, alle rapine, agli incendi e alle uccisioni dei rivoltosi. Invece di stare sui camion, essi avanzavano a piedi, proteggendo i mezzi con i loro corpi, mentre riuscivano a passare attraverso dodici incroci ed eliminavano sette blocchi costituiti da auto in fiamme e filo­bus. Hanno inoltre superato una foresta di blocchi stradali su una distanza di sette chilometri. Dopo quattro ore hanno raggiunto il fronte di Tienanmen alle 01.30 del 4 giugno: sono state le prime truppe a entrare nella piazza. I mezzi corazzati della Centododicesima divisione, che aveva il compito di sgomberare e pattugliare la piazza, erano partiti da Donggaodi alle 21.55 del 3 giugno. Tre dei camion sono arrivati in piazza alle 23.30 dopo un'ardua avanzata. Le unità bloccate, che avevano l'ordine espresso di riunirsi con il corpo princi­pale del gruppo dell'esercito all'angolo di Fuxingmen, hanno aumen­tato la velocità per rispettare l'ordine. La Sesta divisione corazzata, che è partita da più lontano, si è spo­stata rapidamente. Le unità di avanzata della divisione, che guida­vano il Ventunesimo reggimento carristi e il reggimento di artiglieria antiaerea, hanno raggiunto piazza Tienanmen alle 01.45 del 4. Le truppe e il comando della base dell'esercito, sotto il loro controllo e il Ventiquattresimo reggimento corazzato, sono invece giunti separata­mente alle 04.30 e alle 07.20. Le restanti unità della divisione hanno assunto le proprie posizioni vicino al Museo militare. Prima dello sgombero, i diecimilaottocento ufficiali e soldati del gruppo dell'eser­cito e i quarantacinque veicoli corazzati hanno schiacciato l'accesa arroganza degli insorti, hanno distrutto le loro linee di difesa a ovest e hanno riempito di paura i cuori degli irriducibili trincerati nella piazza (Tienanmen Papers 2001, p. 407).

martedì 15 luglio 2014

25° di Tienanmen: Parte prima



Tiananmen3.jpg
15 aprile
15 aprile, con la morte di Hu Yaobang. Gli studenti ne aprofittano per chiedere riforme democratiche di stampo liberale. Il 16 aprile, il quotidiano di Hong Kong "Ming Pao", parla dell'aperta politicizzazione dell'evento. Il 17 durante la notte Wang Dan raduna un migliaio di studenti. Il 18 propone di negoziare assieme a Li Shuk Han, sulla base di sette richieste, le più importanti sono due: in primo luogo, a rivalutare i meriti di Hu Yaobang, in secondo luogo, la fine della lotta contro la liberalizzazione borghese e la fine dei quattro principi cardinali ossia si chiede di fatto la restaurazione completa del capitalismo.  Prima della mattina, gli studenti sono davanti alla Grande Sala del Popolo per presentare una petizione al Comitato permanente. Il personale responsabile ha promesso di trasmettere le loro richieste. 07:30, Wang Dan insiste che mobiliterà più di 6.000 studenti in una manifestazione di solidarietà. 
08:00, i responsabili  dell'Ufficio centrale, invitato i rappresentanti degli studenti per entrare nella Grande Sala , per ascoltare le loro opinioni e richieste. Wang Dan, Guo Haifeng consegnano la petizione. La cosa doveva finire lì ma Wang Dan, sostiene che il dialogo non è soddisfacente, e alza la posta (cosa che farà continuamente il movimento) chiedendo il dialogo Comitato permanente Presidente. La sera alle 07:50, il membro Comitato permanente del Congresso Mazionasle del Popolo Liu Yandong e altri deputati hanno ricevuto le petizioni degli studenti. Erano presenti una dozzina di corrispondenti stranieri. Nel giro di tre ore, più di 2.000 persone si sono riuniti intorno alla porta Xinhua, Chang'an Avenue, bloccando il traffico. Intanto cominciano i primi scontri con i primi poliziotti feriti. Il movimento avrà fin dall'inizio un'ala violenta.


21 maggio 1989
La situazione si fa via via sempre più caotica. Compaiono le prime barricate, già il 21 maggio, che sono un'aperta sfida alla legge marziale:
Quando riusciamo a svoltare sul viale che porta alla guest-house di stato, cominciamo a cadere in preda al panico. Anche questo viale è inondato da un fiume di folla ed a ogni crocicchio l'ingorgo è aumentato dai posti di blocco e da quelle che cominciano ad apparire come le pri­me barricate. Le divisioni corazzate sono accampate a po­chi chilometri e il loro arrivo potrebbe essere imminente, perché — se l'operazione si farà — essa verrà verosimilmente compiuta di notte. I posti di blocco, in questa zona, sono formati da autobus messi di traverso, lasciando soltanto un varco per le camionette che trasportano i gruppi verso la piazza. Le sentinelle di guardia fermano le macchine con targa cinese, controllano i documenti, fanno scendere i conducenti ordinando loro di aprire i portabagagli, per­ché temono che le forze dell'ordine mandino camuffati i loro informatori. Una volta accertata la nazionalità della macchina, fanno di tutto per aprirmi il passaggio, che è tuttavia impresa drammatica: le automobili cinesi che mi precedono sono bloccate, la folla spinge da ogni parte e non c'è spazio per la manovra, per una via d'uscita lunga non più di cento metri perché al prossimo bivio la storia si ripeterà (Fiore 1989, pp. 153-154).

domenica 18 maggio 2014

6.2.2: Scioperi: siamo alla vigilia della rivoluzione operaia?

6. L'imminente crollo della Cina
6.2: Il mito del Social Volcano



Per vent'anni la formula della globalizzazione è stata: taglio dei tassi d'interesse e delocalizzazione, un'equazione che ha evitato al capitalismo, quello vero, non il suo avatar finanziario, di confrontarsi con il suo nemico numero uno: la caduta tendenziale del saggio di profitto. Marx ne parla a lungo, ma anche Smith e Ricardo accennano a questo virus che si rafforza con il dilagare della produzione meccanizzata. Meno lavoro umano si utilizza nella produzione, meno grasso sarà il profitto; l'uomo e la sua intelligenza hanno un valore aggiunto superiore alla macchina. Gli asiatici lo sanno bene, noi ce ne siamo dimenticati. La Honda e la Foxconn si piegano ai voleri degli operai cinesi invece che rimpiazzarli con nuove tecnologie o delocalizzare la produzione in Vietnam perché il valore aggiunto della manodopera cinese è ancora imbattibile. Per produrre autovetture ed ipod di prima qualità ci vuole, per dirla alla Adam Smith, la mano "magica" dell'operaio specializzato. 
(Napoleoni 2010)

"Una serie di proteste in aziende straniere stanno facendo aumentare i salari degli operai. Pechino sperimenta con maggiore libertà sociale e la crescita del potere di acquisto degli strati più bassi" (Sisci 2010). Così scriveva il corrispondente della Stampa per gli scioperi avvenuti in alcune multinazionali straniere.
I primi dispacci della Reuters riportavano scioperi in alcune fabbriche senza però che si fermasse la produzione, che aveva subito soltanto una flessione, soprattutto negli stabilimenti dell'Honda. Alcuni lavoratori in sciopero avrebbero avuto l'intenzione di formare sindacati indipendenti, ma la richiesta non avrebbe ottenuto un consenso generalizzato e diffuso (Lotte operaie 2010). La notizia segnalava che parte dei lavoratori della fabbrica sono più vecchi e hanno poco a che fare con i lavoratori immigrati recentemente dalla campagna. Non era quindi probabile un'alleanza. Nelle aziende statali, la forte crescita economica ha comportato automaticamente aumenti di profitti e salari. I lavoratori di queste aziende non sembravano propensi a scontrarsi contro la dirigenza (Lotte operaie 2010).

La Reuters segnalava che i media statali non avevano dato molto spazio alle sollevazioni, ma il messaggio viaggiava tra i lavoratori attraverso Internet (Lotte operaie 2010). Ma a questo punto c'è stato un coro di osservatori della Cina che hanno segnalato proprio il contrario "Gli scioperi sono stati ampiamente coperti dalla stampa cinese e i cronisti stranieri recatisi sul posto non hanno avuto difficoltà a seguire gli eventi, segnali chiari da queste parti che Pechino non si oppone alle dimostrazioni, anzi" (Sisci 2010).


mercoledì 23 aprile 2014

6.2.1: Le rivolte contadine: il vulcano sociale sta per esplodere?

6. L'imminente crollo della Cina
6.2 Il mito del Social Volcano


L'incremento della violenza popolare contro le autorità locali e le umili petizioni al governo centrale degli ultimi due decenni, dovrebbero essere comprese alla luce di una concezione confuciana dell'autorità di lunga data. Questa concezione persiste nonostante tutte le rivoluzioni ideologiche e politiche del XX secolo .... 
Ho-Fung Hung


La narrazione ufficiale della “sinistra” sulla Cina è che Deng dando in usufrutto (attenzione in usufrutto, non in proprietà) un orticello ai contadini avrebbe instaurato un sanguinario regime liberista. Dopodiché contro l’inumano regime liberista che nega i diritti umani viene instaurata un feroce “dittatura del proletariato” sull'opinione pubblica occidentale esercitata dai giornalisti di “sinistra” occidentali che nega al pubblico occidentale qualsiasi informazione (che è appunto uno dei diritti umani di cui i suddetti negano l'esistenza in Cina) sui 640 milioni di persone uscite dalla povertà grazie a quella riforma. Nessuna informazione inoltre sugli strepitosi successi economici e di produttività nelle campagne che hanno consentito per la prima volta alla Cina, dopo secoli, di evitare carestie raggiungendo l’autosufficienza alimentare. Gli stessi oggi lamentano l’intollerabile pratica comunista di espropriare la terra che, si badi bene, non è proprietà dei singoli contadini (che l’hanno in usufrutto), per pubblica utilità!!! Il tutto per un miserevole indennizzo pari a quaranta anni di reddito della terra stessa.

Già nel pieno delle proteste contro l'espropriazione delle terre, a metà del decennio scordo,  Chen Xiwen, direttore dell'ufficio del lavoro rurale del governo, affermò che la Cina non ha alcuna intenzione di privatizzare terra e non può farlo. I principi della proprietà della terra sono sanciti nella sua costituzione. Il territorio rurale della Cina è di proprietà collettiva e viene assegnato agli agricoltori con contratti di locazione di 30 anni. Gli agricoltori non sono autorizzati a usare la terra come garanzia per i prestiti o a venderla (Huanxin 2007). Non c’è che dire: turbocapiatalismo estremo.

venerdì 28 marzo 2014

6.3.10: Ricapitolazione sulle disugualianze in Cina.

6.3 Disugualianze



La discrepanza nella prosperità nella campagna attualnente è solo un problema legato al fatto che "qualcuno si arricchirà prima e gli altri dopo." In nessun modo questo può essere considerato polarizzazione. Si va sulla strada della prosperità generale. Ma è illusorio pensare che oltre 800 milioni di contadini potessero arrivare al benessere dal giorno alla notte.
Editoriale del Quotidiano dei lavoratori del 1983 cit. in Greenfield e Leong 1997.

Scrive Giuseppe Amata su Contropiano a proposito del terzo plenum del Partito Comunista Cinese tenutosi nel 2013: "Nella risoluzione si riaffermano le scelte fondamentali compiute negli ultimi trent’anni di riforme ed apertura al mondo esterno e proprio dallo sviluppo di queste si è discusso l’approfondimento delle riforme in molti settori della vita economica e sociale della Cina per realizzare gli obiettivi sanciti dal 18° Congresso che vedranno entro il 2020 (centenario della nascita del PCC) il raddoppio del PIL del 2010, con la riduzione delle differenziazioni tra settore industriale ed agricolo, tra territori dell’est e dell’ovest e tra città e zone rurali, infine tra classi sociali con l’incremento dei salari più bassi e con la costruzione di un sistema di sicurezza sociale e sanitaria. Questo obiettivo intermedio per il 2020 sarà la base per ulteriori traguardi già prefissati per il centenario della nascita della RPC, vale a dire il completamento della realizzazione di una società socialista"(Amata 2013). Ma come sta la Cina a proposito di inugualianze oggi?

1) Come sostiene un economista marxista, Hiroshi Ohnishi, i tentativi di eliminare la povertà attraverso l'egualitarismo portano dritto alla catastrofe economica. La povertà si combatte con lo sviluppo economico lasciando che alcune zone o regioni facciano da battistrada. Deng Xiaoping docet.

2) I maggiori successi nella lotta alla povertà si sono avuti nei periodi di forte sviluppo economico. Qualsiasi marxista ben nato sa d'altra parte che è impossibile "decrescere" e uscire dalla povertà.

3) La disugualianza economica non è soltanto necessaria ma auspicabile per motivare al lavoro, all'investimento e al rischio ed è, a determinate condizioni, un segno del successo di una economia socialista che si muove verso nuovi e più avanzati rapporti di produzione. Infatti dove il modello del socialismo di mercato si è sviluppato compiutamente ossia nelle città della costa, pur provocando la disugualianza con le parti più arretrate del paese, ha oscurato persino gli evidenti successi delle zone rurali nella lotta contro la povertà. Oggi sono pochi i poveri che vivono nelle città.

4) I cinesi non sono contrari alla disuguaglianza se se si basa sul merito, lo sforzo, o l'assunzione di rischi. Infatti, la disparità di reddito offre alle persone incentivi o altre opportunità per migliorare la propria posizione economica coerentemente con la teoria materialistica di Marx.

5) Gli stipendi differenziati (lo erano anche nel periodo maoista) devono incentivare l'acquisizione da parte dei lavoratori di nuove tecniche e premiare la preparazione tecnico-scientifica ovvero l'avanzamento delle forze produttive attraverso lo sviluppo di competenze che pongono le basi per il passaggio a rapporti di produzione più avanzati. Con la maggiore offerta di laureati gli stipendi tenderanno a riequilibrarsi. Marx aveva auspicato che nella fase socialista a ciascuno materialisticamente doveva andare ciò che gli aspettava in rapporto al lavoro da lui svolto in termini di quantità e complessità.

giovedì 6 marzo 2014

6.3.9: Disegualianze regionali (4): Disegualianza come artefatto?

6. L'imminente crollo della Cina
6.3 Disugualianze
Progetto urbanistico per Shenzhen. La differenza del costo delle abitazioni influenza fortemente le disegualinze in Cina che però sono più apparenti che reali
Finora abbiamo ragionato in base alle statistiche cinesi le quali poco ci dicono su due elementi essenziali ovvero sull'uso di inappropriati denominatori (domiciliati vs. residenti) per calcolare il PIL procapite o per il mancato uso di deflattori (il più famoso è il Big Mac) per trovare la reale differenza tra le diverse capacità d'acquisto sul territorio. Ad esempio se abbiamo davanti una città stato come Singapore piccola e piuttosto omogenea spazialmente e con pochi milioni di abitanti è molto probabile che la capacità d'acquisto si piuttosto uniforme a differenza di un continente come la Cina.
L'uso della provincia a livello di PIL pro capite come variabile dipendente tende dunque a produrre risultati distorti (Tsui 2007, Li e Gibson 2012, Chan e Wang 2008). Considerando che i dati del PIL si riferiscono alla produzione nella provincia, i dati sulla popolazione in generale si riferiscono alla popolazione registrata nella provincia ed escludono i migranti rurali-urbani provenienti da altre province che conservano il proprio hukou nei luoghi di provenienza. Questo approccio sovrastima il PIL pro capite nelle province più ricche che attirano i migranti. Poiché la migrazione è cresciuta rapidamente, i tassi di crescita del PIL pro capite di queste province sono esagerati. Pertanto, le prove di divergenza assoluta (ovvero della tendenza di lunga durata alla disugualianza sarebbero un artefatto).

martedì 4 marzo 2014

6.3.8: Disugualianze regionali (3): Disugualianza o riequilibrio?

6. Il mito del Social Volcano
6.3 Disugualianze
"Lasciare che alcuni si arricchiscano per primi". 
Una strategia per vincere la povertà teorizzata da Deng Xiaoping.
E' inevitabile che un paese grande come la Cina abbia grandi differenze spaziali o geografiche nei livelli di reddito. La domanda più interessante è se sia in atto nel tempo una divergenza o una convergenza a livello regionale, cioè, se i processi che producono la "polarizzazione" siano controbilanciati dallo spread effect ossia dalla diffusione, tendenzialmente omogenea, del benessere sul territorio. I processi di polarizzazione sono significativi nelle fasi iniziali di sviluppo economico, ma alla fine cedono il passo ai processi di diffusione del benessere dato che i vantaggi competitivi sono erosi dall'aumento dei costi. In accordo con la teoria economica e con quanto predicato da Deng, il cosidetto rich-first si dovrebbe procedere verso la convergenza cioè verso il riequilibrio. Questo modello è stato trovato oltre che da Ohnishi (che approfondiremo in seguito) anche da Lau (2010) in un esame del PIL pro capite tra le provincie nel periodo 1978-2005.

Le ricerche di Ohnishi sono importanti perché contraddicono le tesi fornite dal mainstream (e dai liberali) sulle disegualianze territoriali in Cina.  Secondo le ricerche ad esempio di Fan et al. (2011, p. 50) la disuguaglianza attribuibile alle differenze di reddito tra le regioni costiere e interne sarebbe aumentata dal 3 per cento al 10 per cento della disuguaglianza totale a livello di provincia tra il 1980 e il 2007. La disuguaglianza tra le province avrebbe un peso maggiore che non quello tra zone rurali e urbana. Utilizzando le indagini CHIP (China Household Income Project), Gustafsson et al. (2007) invece hanno trovato che la proporzione della disuguaglianza nella Cina urbana dovuta alla disuguaglianza inter-provinciale è scesa dal 29 per cento nel 1988 al 19 per cento nel 2002. Il miglioramento principale sarebbe venuto all'interno della Cina orientale, dove l'economia più sviluppata stava diventando più spazialmente integrata (come rilevato per altro dalle ricerche di Ohnishi). In altre parole lo sviluppo si estendeva  dalle SEZ alle zone limitrofe. Il contributo della disuguaglianza inter-provinciale alla diseguaglianza del reddito rurale è salito dal 22 per cento nel 1988 al 39 per cento nel 1995 e si sarebbe stabilizzato fino al 2002 (Gustafsson et al. 2007). Sembra che i primi effetti della polarizzazione siano stati compensati dagli effetti dello spread effects dovuti alla crescente scarsità di risorse lavorative locali come in un certo senso predicato dalla teoria economica.

6.3.7: Disugualianze regionali (2): la riscossa dell'Ovest

6. L'imminente crollo della Cina
6.3 Disugualianze
Chongqing come Chicago. Base del Go West

Scrive il China Daily nel 2012: “Mentre gran parte l'attenzione internazionale è concentrata sul rallentamento della crescita in Cina e il rischio di un cosidetto “atterraggio duro”, ampie zone del paese, soprattutto le zone centrali e occidentali, godono di tassi di crescita senza precedenti”. Il giornale fa l'esempio dello Guizhou, tra le provincie più povere della Cina ,che nel 2011 ha avuto un tasso di crescita del 17,1 per cento contro una media nazionale del 7,6. Ormai sta venendo avanti una Cina a due velocità in cui le provincie più arretrate superano nella crescita quelle più avanzate.

Secondo Zhang Zhi, direttore del Zhongtian Urban Development Group: "Il ritmo di crescita si è accelerato negli ultimi anni. Prima, il Guizhou era relativamente arretrato dal momento che è situato molto all’interno della Cina e in condizioni sfavorevoli per lo sviluppo. Ora, nuove infrastrutture, in particolare le tangenziali e autostrade, hanno gettato una solida base per una futura espansione. Ci sono ora un sacco di investimenti esteri, e un sacco di aziende locali sono pronte a collaborare con aziende estere per il loro know-how e la tecnologia avanzata"(Moody e Hu 2012).
Liu Qian, vice direttore del China Forecasting Service all’Economist Intelligence Unit a Pechino, dice che la crescita più rapida si deve, in parte, alle molte aziende che si trasferiscono lì. "Con l'aumento dei salari nelle province costiere, molte aziende manifatturiere sono alla ricerca di luoghi alternativi e sono stati attratte particolarmente da alcune delle province interne. Non solo ci sono salari più bassi ma molte hanno università piuttosto buone, Un ulteriore vantaggio per province come l'Hunan, l’Henan e lo Anhui, per esempio, è che non sono molto lontano dalla costa. Quindi, con il miglioramento delle infrastrutture, è relativamente più facile spedire le merci all’estero" (Moody e Hu 2012).

Changsha, capoluogo della provincia dell'Hunan, ha una crescita in doppia cifra e ha in programma di investire 829 miliardi di yuan in un aeroporto, in strade e altri progetti di infrastrutture, La scala degli investimenti dovuta anche al piano di stimolo lanciato dal governo centrale è pari al 150% del PIL della città. In programma c'è un hub per linea ferroviaria ad alta velocità Pechino-Hong Kong a 313 km/h. Completati il collegato a Shenzhen, con un tempo di percorrenza di tre ore, e a Pechino. Il tempo di viaggio per la capitale sarà di appena sei ore. Queste infrastrutture rendono più agevoli gli investimenti per l'export da parte delle aziende estere perchè connettono in poche ore questa zona con i porti.

domenica 2 marzo 2014

6.3.6: Disugualianze regionali (1): il Go West

6. L'imminente crollo della Cina
6.3 Disugualianze

PIL procapite per le diverse regioni (provincie)

In Cina ci sono tre fondamentali disparità. Due, quella tra lavoratori industriali e agricoli, quella tra città e campagna le abbiamo già affrontate. Rimane da affronatre quella tra regioni che in Cina si chiamano provincie. La differenza tra regioni costiere e dell’interno si aggiunge a quella tra città e campagna in quanto le regioni litoranee orientali sono prevalentemente industriali e quelle interne sono agricole.  Le differenze sono anche originate sia dalle differenti sorgenti di reddito ad esempio l’aumento degli stipendi nelle aziende collocate in campagna sia dalla differenza nel ruolo dell’educazione in particolare nella spiegazione delle differenze regionali nei redditi cittadini. Dove l'istruzione è più sviluppata i redditi sono maggiori.
Differenze di PILe di consumo procapite tra le varie provincie cinesi nel 1952. Da rilevare la notevole disparità mitigata dai consumi che sono più omogenei, come abbiamo avuto occasione di spiegare riguardo ai sistemi di rilevamento delle disegualinze tra Cina e India.
Il paese viene diviso dal governo in tre principali regioni: le dodici province sviluppate dell’est e della costa, le nove meno sviluppate del centro e le nove sottosviluppate dell’ovest. Il governo ha stipendi differenziati a secondo delle province per i suoi impiegati già dalla metà degli anni ’50.

lunedì 10 febbraio 2014

6.3.5: Disugualianze città-campagna (2): Lo sviluppo della Cina ha dunque sacrificato i contadini?

6. L'imminente crollo della Cina
6.3 Disugualianze



In Cina il reddito dei contadini è stato sempre inferiore a quello dei cittadini, costituendo il problema più comune. L'occupazione non agricola è importante per il reddito delle famiglie rurali e la sua distribuzione. Mediamente il reddito marginale è più alto nelle attività locali non agricole o per i migranti che non in agricoltura. La quota dei salari nel reddito rurale è salita bruscamente quando l'industria rurale prosperava e progredivano i processi migratori. I molteplici effetti si vedevano sia nei villaggi industrializzati sia in quelli in cui prevaleva la migrazione. Il reddito da salari aveva l'effetto anche di aumentare la differenziazione dei redditi. Il suo contribuito alla disuguaglianza del reddito rurale era del 21 per cento nel 1988, dell 40 per cento nel 1995, ma era poco di più 41 per cento anche nel 2007 rimanendo sostanzialmente stabile. Il rallentamento è stato dovuto alla riduzione disparità di reddito tra le zone rurali della Cina per le maggiori opportunità di avere un lavoro sia in campagna che in città che si sono diffuse più ampiamente tra le varie province e contee. In linea di principio, la migrazione può aumentare o diminuire le disuguaglianze a seconda che le famiglie povere, che sono maggiormente incentivate ad  inviare i migranti, abbiano la possibilità di farlo. L'analisi delle conseguenze del fenomeno dei migranti sul reddito delle famiglie rurali utilizzando l'indagine CHIP (China Household Income Project) del 2007 ha mostrato che questo ha ridotto la povertà rurale e, di conseguenza, la disuguaglianza (Luo e Yue 2010). Uno studio ha  analizzato la disuguaglianza del reddito rurale utilizzando il sondaggio annuale del Ministero dell'Agricoltura in 100 villaggi (Benjamin et al. 2005). Tra il 1987 e il 1999, il coefficiente Gini (spazialmente a prezzi uguali) è salito da 0,29 a 0,35. La maggior parte di questo aumento è stato a livello locale. Considerando che in questo periodo il lavoro non agricolo locale ha fatto, com'è naturale, aumentare la disuguaglianza, mentre il lavoro migrante temporaneo (tanto deprecato dai giornalini della sinistra radicale)  l'ha fatta diminuire.

La differenza di reddito tra campagna e città
si sta restringendo
L''industrializzazione ha ovviamente favorito gli abitanti delle città e il controllo della migrazione ha impedito la formazione di ceti poveri urbani (Knight 2013). Il contributo alla disuguaglianza globale data dalla differenza media dei redditi rurali e urbani è passato dal 37 per cento nel 1988 al 54 per cento nel 2007. Con l'adeguamento alle differenze dei prezzi a livello territoriale, porta il dato del 2007 al 41 per cento (Li et al. 2013 ), dato che è  superiore, in generale, a quello di molti altri paesi in via di sviluppo ed è dovuto in gran parte al successo clamoroso dell'economia cinese oltre al fatto che la campagna cinese è particolarmente sfavorita nella ripartizione delle risorse (quantità di terra per agricoltore). Tralasciando il fatto che la Cina è fondamentalmente incommensurabile con qualsiasi altro paese al mondo tranne l'India (dove come abbiamo visto gli indici di disegualianza sono in gran parte superiori a quelli cinesi).

giovedì 6 febbraio 2014

6.3.4: Disegualianze città-campagna (1): I contadini cinesi sono più poveri ora che 20 anni fa?

6. L'imminente crollo della Cina
6.3 Disugualianze


I contadini cinesi sono più poveri ora che 20 anni fa. 
Liberazione (mar. mazz. 2007).

Nel 1952 il Pil per abitante era inferiore a quello del 1890. Alla fine del 19° secolo il reddito dei cinesi era ancora nella media mondiale, nel 1949 era poco più della metà di quello indiano. Nel 1952 la produzione industriale non era più elevata di quella del 1900. La quantità di cereali per abitante era circa quella del 1800 mentre il redito per abitante non si era alzato negli ultimi 130 anni. Nel 1930 una famiglia media di agricoltori americani possedeva 67 ettari di terra ovvero quaranta volte quella di un cinese. In Cina tra il 1890 e il 1935 il PIL per abitante era aumentato dello 0,16 all’anno. Praticamente stagnante (Franssen 2007).

La riforma agraria messa in atto in Cina nel 1949 non aveva reso i contadini tutti uguali. I contadini poveri possedevano 0.8 ettari, quelli medi, 1,1 e quelli ricchi 2,1. I contadini poveri e medi avevano un capo di bestiame ogni due famiglie, quelli ricchi due. Allo stesso tempo tra il 1949 e il 1952 i salari degli operai erano aumentati del 143% e quelli dei contadini del 69%. Questo perché, ovviamente, lo sviluppo dell’industria era molto più veloce di quello dell’agricoltura. E dunque aumentava la differenza tra città e campagna. D’altra parte con la fuga volontarista del maoismo degli anni ’60 gli stipendi cessano di crescere sebbene continuiasse a crescere il dislivello tra città campagna soprattutto per l'aumento dell'impiego nella burocrazia statale che faceva lievitare il reddito urbano.
Bisogna tener conto da dove si veniva. All’indomani della Rivoluzione la terra era stata distribuita ai contadini e ciò aveva rimesso in moto l’economia ma poi si passò troppo velocemente alle cooperative di tipo inferiore e poi a quelle di tipo superiore, fino ad un egualitarismo spinto che aveva fatto perdere ai contadini gli stimoli per la produzione. Ma tuttavia l’errore stava nel considerare l’esperienza del passaggio al socialismo come completabile in un periodo breve. Era stata eliminata in gran parte la produzione privata e si era passati ad un sistema relativamente egualitario nel lavoro e nella ripartizione dei redditi, sebbene non si potesse parlare di egualitarismo assoluto.

domenica 26 gennaio 2014

6.3.1: Questioni generali.

6. L'imminente crollo della Cina
6.3 Disugualianze

 
Prosperità per pochi, poi per molti, poi per tutti
Du Runsheng (1989, p. 192).


Alcuni dei problemi incontrati nello sviluppo della Cina erano forse inevitabili ma affinchè ci sia uno sviluppo armonico occorre, dicono i cinesi attenersi ad alcuni punti basilari. “I cinque punti cardinali di uno sviluppo bilanciato sono i seguenti: Sviluppo bilanciato tra città e campagna, arrivare ad uno sviluppo senza compromettere la natura, alto sviluppo economico interno ed apertura dell’economia mondiale, importanza dello sviluppo economico per assicurare migliori condizioni sociali e sviluppo regionale per ridurre le disparità” (Pandhe 2004).

Dopo il 1978 Deng e i dirigenti del partito hanno riconosciuto che una maggiore disparità di reddito era necessaria per fornire gli incentivi necessari per un'economia che era troppo arretrata per raggiungere rapporti di produzione più avanzati. La distribuzione artificialmente egualitaria dei redditi aveva come conseguenza anche il mantenimento di stipendi fermi per venti anni. Il mercato ha posto fine a questo rafforzando i salari soprattutto dove c’era una forte domanda di manodopera (Démurger 2003). La tendenza si è accentuata quando si è fatta strada la penuria di manodopera. Del resto ciò corrisponde a quanto auspicato dallo stesso Marx secondo cui nella fase socialista a ciascuno doveva andare ciò che gli aspettava rispetto al lavoro da lui svolto in termini di quantità e complessità. Sebbene la struttura dei salari, come abbiamo visto, non fosse poi così egualitaria ai tempi di Mao con la riforma le disugualianze si sono accentuate. Cosa normale. Ad esempio, il coefficiente di Gini, secondo uno dei modi impiegati per calcolarlo ossia a parità di prezzi, era 0,21 nel 1988, e diventò lo 0,33 nel 1995, ma era ancora 0,33 nel 2007 (Deng e Gustafsson 2013). La cosa curiosa (e anche eccezionale) è che nel periodo di maggiore sviluppo economico il Gini è rimasto costante se non addrittura diminuito. Il “turbocapitalismo” dello sviluppo fa aumentare la disegualinza? No è il contrario: "La disuguaglianza è diminuita maggiormente proprio nei periodi di maggiore crescita economica! Il luogo comune secondo il quale l’aumento della disuguaglianza è il prezzo che si deve pagare per una maggiore crescita economica viene completamente sfatato: infatti, la diminuzione di disuguaglianza coincide con l’aumento dei redditi delle famiglie" (Zanier 2011).

giovedì 16 gennaio 2014

6.3.3: Confronto tra India e Cina

 6. L'imminente crollo della Cina
6.3 Disugualianze
 
Slum in India
Der Spiegel, il maggiore settimanale tedesco, rilevava una differenza essenziale tra la Cina ed altre realtà dei paesi in via di sviluppo: “I successi economici del Partito Comunista non sono il suo solo risultato impressionante. Le città cinesi sembrano più sicure di San Paolo e Bogotà, e sembrano più pulite e più ordinate delle baraccopoli di Nairobi o Soweto in Sud Africa. Pechino e Shanghai vantano una vivace scena culturale, e l’accesso alla banda larga di Internet è già attivo nelle principali città del paese. La ricezione del telefono cellulare è disponibile anche nei piccoli villaggi” (Lorenz e Wagner 2007).

Un noto liberale cinese che vive in America, Yasheng Huang, scrive: “I visitatori di Cina e India spesso riportano impressioni quasi opposte delle due nazioni. L’India aggredisce i sensi. Le persone vivono in un aperto squallore, nella mancanza di servizi igienici, in enormi baraccopoli in metropoli tentacolari come Bombai e Nuova Deli che provocano facilmente l'impressione di una società molto povera e diseguale. La Cina induce la reazione opposta. Il territorio urbano è in gran parte esente dagli elementi più caratteristici della povertà obbrobriosa, come le baraccopoli di massa. Non è sorprendente che coloro che visitano la Cina lascino il paese con l'impressione che si tratti di uno dei paesi di maggior successo nella lotta contro le disuguaglianze di reddito e che l'India abbia fatto il contrario. La realtà è quasi esattamente l'opposto. La misura più utilizzata di disparità di reddito è l'indice di Gini, che varia da zero - perfetta parità - 100 - perfetta disuguaglianza. Nel 2001, l'indice di Gini della Cina era pari a 44,7, in India durante il periodo 1999-2000, l'indice di Gini era 32,5.” (China Gini 2007).

Chi siamo

Debunkers dei miti sulla Cina. Avversari della teoria del China Collapse e del Social Volcano, nemici dei China Bashers.