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Non indignari, non admirari, sed intelligeri

Spinoza


Il blog si legge come un testo compiuto sulla Cina. Insomma un libro. Il libro dunque tratterà del "pericolo giallo". Un "giallo" in cui l'assassino non è il maggiordomo ma il liberale. Peggio il maggiordomo liberale. Più precisamente il maggiordomo liberale che è in voi. Uccidetelo!!!Alla fine il vero assassino (a fin di bene) sarete voi. Questo sarà l'unico giallo in cui l'assassino è il lettore. A meno che non abbiate un alibi...ça va sans dire.

giovedì 21 marzo 2013

8.12: I salari più alti del mondo?

8. La schiavitù in fabbrica…ma dove?

Confronto tra gli aumenti salariali di USA e Cina nel periodo precrisi

Forbes rileva che per alcuni tipi di lavoro, in generale di carattere manageriale, sulla base degli stipendi del 2011, alcuni impiegati cinesi guadagnano quanto i loro omologhi americani. Mentre gli stipendi degli Stati Uniti scendono, quelli della Cina sono in aumento.(Rapoza 2012).

Professione
Stipendio in dollari
Ingegnere supervisore

25.000 - 42.000
Amministratore delegato

130.000 - 330.000
Direttore R & D

100.000 - 167.000
Direttore acquisti

67.000 - 150.000
Capo controllo qualità

67.000 - 150.000
Chief Technology Officer

167000 - 330000
Direttore marketing

100.000 - 130.000
PR / Manager Communicazione

34.000 - 67.000
Manager Vendite Regionali

67.000 - 100.000
Source: (Hays 2012) Salary Guide – Asia


L’Emerging consumer survey 2013, indagine condotta dalla Nielsen per la banca svizzera Credit Suisse in otto paesi emergenti, evidenzia come il salario medio mensile dei giovani trentenni cinesi sia di circa 1.100 euro, il 15% in più rispetto ai loro genitori. Quello dei trentenni italiani? Per quei pochi che lavorano è di 830 euro. I trentenni in Cina guadagnano più dei cinquantenni, e più dei coetanei italiani. Peraltro Datagiovani ha calcolato, su base Istat, che la retribuzione media di un under 30 al primo lavoro in Italia è di 823 euro al mese (Trentenni cinesi 2013) .

I salari in Cina sono aumentati costantemente, se si esclude un breve periodo:
Tra il 1979 e il 1998 c'è stato un aumento medio annuo delle retribuzioni dei lavoratori adattate al costo della vita del 4 per cento. Solo nel 1988 e nel 1989 c'è stato un calo a causa del tasso di inflazione eccezionalmente elevato in quel momento. Tra il 1999 e il 2002 (secondo il China Labor Statistical Yearbook 2003 ) i salari sono aumentati ad una media annua di quasi il 12 per cento. Negli ultimi anni, i grandi centri industriali come Shenzhen e Shanghai hanno effettivamente cominciato a sperimentare una carenza di manodopera, in particolare tra i lavoratori qualificati. Di conseguenza, i datori di lavoro offrono salari più alti e migliori benefici per attrarre lavoro. Hong Liang, economista della società di Wall Street, Goldman Sachs, ha commentato: "Stiamo vedendo la fine del periodo d'oro di manodopera a bassissimo costo in Cina" (New York Times, 3 aprile 2006). (Market Reform. 2006)
Dire che i salari europei in cifre assolute, non in rapporto con il costo della vita, sono più alti di quelli cinesi significa poco. Anche parlare di super-sfruttamento del lavoratore è poco significativo:
Che ci sia un alto tasso di "sfruttamento" in Cina, si può essere d'accordo, date le circostanze storiche, della lotta di classe nel mondo e la necessità di indigenizzare le tecnologie che sono concentrate all'estero, perché senza la tecnologia è impossibile superare la fase di "sfruttamento" del lavoro (il lavoro duro, fisico, non lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo). Da questo a sostenere che il lavoratore cinese è ultrasfruttato c'è una distanza considerevole, perché questo calcolo deve essere riferito a determinazioni multiple quali la produzione e il consumo di beni, tra cui: la capacità di consumo permessa dal suo stipendio, la scala di produzione, l'ammontare del credito disponibile per il consumo delle masse, ma anche si deve prendere in considerazione che la legge del valore può essere universale, ma la sua applicazione deve tener conto delle vicissitudini della formazione sociale. Esempio di ciò è il calcolo del PIL, in linea con il potere d'acquisto della popolazione, il PIL della Cina è dietro solo agli Stati Uniti, un dollaro in Cina, non è la stessa cosa di un dollaro negli Stati Uniti o in Europa occidentale. (Jabbour 2007).
Crescita annuale degli stipendi 
in rapporto alla produttività

Ad esempio bisogna vedere il rapporto tra salari e produttività. Questo fattore segue differenti trend tra paesi avanzati e quelli in via di sviluppo. Scrive l'indiano Yerchury "le spese sociali infrastrutturali nella Cina socialista, in termini di salute, istruzione, alloggio, ecc. hanno contribuito enormemente ad aumentare la produttività del lavoro. La Cina ha un grande forza lavoro, ben istruita e in buona salute. Non è tanto il basso costo dei salari che attira investimenti stranieri, ma è fondamentalmente la capacità di più elevati livelli di produttività del lavoro" (Yechury 2003). Se i salari superano l'aumento della produttività del lavoro allora si potrebbe al limite parlare di aumento del tasso di sfruttamento della forza lavoro, ma sicuramente in Cina non è così. Potrebbe essere il caso dello Sri Lanka o delle Filippine (grafico a fianco) invece. Tra l'altro c'è anche il pericolo che un aumento sproporzionato degli stipendi in rapporto alla  produttività renda possibile l'insorgere di processi inflazionistici che porterebbero a far uscire dalla finestra ciò che si è guadagnato facendolo entrare dalla porta.

Ci si potrebbe invece domandare qual’è il rapporto tra salario medio e PIL pro-capite. In questo senso non c’è alcun dubbio: i salari cinesi sono tra i più alti del mondo. Mentre in Italia (ricordiamoci che sono cifre del 2006 dunque precrisi) sono tra i più bassi d’Europa. In questa tabella [1] la prima cifra è il salario medio in Euro, la seconda in Dollari, la terza il PIL procapite in Dollari (ad inizio 2007) poi la percentuale del salario medio sul PIL procapite.


Paese

Salario medio
(in €)

Salario medio
(in $)
PIL pro-capite
(in $)

% del salario
medio sul PIL
procapite.
Cina
1930.21
2.600
1903
136%
GB
28007
37725.45
31311
120%
Olanda
23289
31370.3
36934
84,94%
Spagna
17425
22521.86
26725
84,27%
Germania
21235
28603.56
35072
81,55%
Francia
19731
26577.67
33807
78,61%
Italia
16242
21877.99
30636
71,41%

Negli ultimi anni tale rapporto è rimasto sostanzialmente costante per i lavoratori cinesi. Mentre la tendenza dell’Italia è a scendere in questa graduatoria. Quanto siano cambiati i salari medi dal 2007 lo vediamo dalla seguente tabella.



Oggi il salario della regione più povera della Cina il Gansu è 4.115 euro superiore del 215% al salario medio del 2007. Il salario del 2011 è in realtà pre-tax mentre quello del 2007 era il salario netto quindi la proporzione sarà minore anche se non cambia molto l'ordine di grandezza.

I livelli retributivi dell'Italia «sono piu bassi che negli altri principali paesi dell'Unione europea» ha affermato l'allora governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi (Draghi 2007). Il rapporto in ogni caso è sistematicamente a favore dei paesi in via sviluppo sebbene la Cina sia comunque un caso straordinario. Quando si fanno discorsi sui salari da fame nei paesi emergenti bisognerebbe pensarci un attimo, si rischia di cadere in quello che noi chiameremo "socialimperialismo" a cui dedicheremo un capitolo a parte.
Il   ritmo   di   crescita   dei   salari   nel   settore   manifatturiero   è   molto significativo, anche se comparato ad altri paesi emergenti e di recente industrializzazione.
In ogni caso sarebbe giusto e naturale che tutti i paesi poveri avessero un vantaggio competitivo fino al raggiungimento dei paesi più sviluppati. In questi paesi i lavoratori confrontano il loro stipendio attuale non con quello degli italiani ma con quello che avevano cinque anni fa. Allora tutto torna a posto. Il salario dei lavoratori cinesi è quasi raddoppiato, quello degli italiani è addirittura calato in rapporto al costo della vita. Molto triste per chi, negli anni ’70 aveva gli stipendi più alti d’Europa in rapporto al costo della vita.
Proprio dalla fine degli anni ’70 inizia il calvario dei salari italiani mentre inizia l’ascesa di quelli cinesi. Questi ultimi alla fine del 2001 erano 16,3 volte quello del 1978. Al netto dell’inflazione un aumento del 5,5% in termini reali l'anno (Labor 2002). Da allora il salario è pressoché sette-otto volte, il che significa che è aumentato di circa 100 volte rispetto a quello del 1978 e negli ultimi anni è aumentato del 13-14% in termini reali ogni anno. Scrive l'ambasciatore Ruggiero:
I salari sono certamente bassi, ma in costante aumento. I nostri messaggi sono al riguardo talvolta contraddittori. Il Financial Times del 5 gennaio di quest’anno riporta una denuncia della federazione che riunisce tutti i sindacati cinesi. In essa si lamenta che alcune multinazionali occidentali rifiutano di fare nascere sindacati cinesi nelle loro imprese in Cina per evitare aumenti salariali. In realtà questi aumenti vi sono, così come alcuni segni di delocalizzazione di produzioni cinesi in altri Paesi asiatici con salari ancora più bassi. Comunque questa non è che una parte, e non la più importante, della realtà cinese (Ruggiero 2006).
Ma vediamo come si è arrivati all'attuale situazione in cui gli stipendi salgono vertiginosamente. Sebbene in tutti questi anni il mainstream abbia pianto sui poveri operai cinesi sfruttati vedremo che comunque sulla stampa italiana ed internazionale cominciava a fare capolino la notizia dei forti aumenti salariali in Cina. Cominciamo con l'Italia. Nel rilevare che stipendi dei lavoratori cinesi stanno aumentando l'ex corrispondente di Repubblica, dopo avere per anni versato lacrime sui poveri operai-bambini schiavi, scopre che l’aumento dei salari dei cinesi avrà, come sempre, effetti nocivi (of course) per i lavoratori italiani:
Non saranno però i lavoratori americani o europei a trarre un vantaggio dal rincaro della manodopera cinese. Gran parte dei mestieri industriali che si sono trasferiti in Cina non torneranno mai più nei vecchi paesi ricchi: non solo il tessile-abbigliamento o il calzaturiero, ma anche settori tecnologici come i computer e le macchine fax, le stampanti e le fotocopiatrici, i telefonini e l´elettronica di consumo, si sono trasferiti in Asia in pianta stabile. E´ escluso che un cambiamento nei salari cinesi possa far scattare la reindustralizzazione di paesi ricchi che hanno visto fuggire le loro fabbriche in Estremo Oriente. Il differenziale nei costi resterà comunque per molti anni o decenni a favore della Cina, e poi dietro di lei spuntano nuove tigri asiatiche dai costi più bassi, come il Vietnam, pronto a fare concorrenza ai cinesi. Nell’immediato dovremo semplicemente pagare più caro un «made in China» che non ha alternative. Esaurita la disinflazione, Pechino può cominciare a esportarci inflazione anche sui prodotti finiti, dopo aver già spinto al rincaro con la sua vorace domanda il petrolio e tutte le materie prime. Il perdente in questo caso sarebbe il consumatore, italiano o americano (Rampini 2006).
I cinesi sono degli autentici demoni secondo l’ineffabile Rampini. Se i lavoratori cinesi prendono poco rubano il lavoro a quelli italiani se invece aumentano gli stipendi (prendono troppo o troppo poco mai il giusto) affamano i lavoratori italiani che sono costretti a spendere di più per le merci. Se aumentano le merci in Occidente è colpa della Cina come se aumenta il costo del petrolio. In realtà anche l’inflazione in Cina che si è affacciata verso la fine del 2007 e l’inizio del 2008 dipende soprattutto dal rialzo dei prodotti agricoli per le gelate invernali, per le malattie dei suini e la mancanza di programmazione nell’allevamento degli stessi e anche, perché no, dall’aumento dei redditi agricoli. Invece i prodotti industriali sono aumentati di poco per via del recupero di efficienza nelle aziende.
I salari cinesi confrontati con quelli dei paesi circostanti

Ma vediamo cosa dice Rampini:
È una buona notizia che molti italiani aspettavano da tempo: di colpo i salari cinesi stanno salendo. Il primo settembre in tutta la provincia del Guangdong - la regione industrializzata che ha per capitale Canton, nel Sud della Cina - per decisione delle autorità il salario minimo legale aumenta del 20%. Anche a Pechino e Tianjin i minimi salgono con percentuali a due cifre. A Shanghai che già aveva i salari più alti della Cina scatta un aumento per legge del 9%. In alcune zone e settori industriali in pieno boom scarseggia la manodopera qualificata e i salari reali salgono ancora di più dei minimi legali. La notizia dovrebbe rallegrarci se abbiamo a cuore la condizione dei lavoratori, i diritti umani, il tenore di vita e la situazione sociale nei paesi emergenti (Rampini 2006).
Ma non ci rallegra perché gli i-Phone costano di più e allora i diritti umani vanno a farsi benedire. Mentre è lo stesso Rampini che avverte che le imprese si contendono la manodopera qualificata con aumenti salariali che raggiungono punte del 100% in un anno. Rocca invece ci parla della mancanza di manodopera non qualificata in alcune parti della provincia del Guangdong:
Che si tratti di un rifiuto delle condizioni di lavoro e di remunerazione offerte dai «laboratori del mondo», della conseguenza dei massicci investimenti destinati a far uscire dall'isolamento l'ovest del paese e che offrono nuove opportunità di lavoro, o piuttosto di un semplice effetto demografico causato dalla politica del figlio unico? Un po' di tutto questo, probabilmente. Tuttavia, è chiaro che l'aumento dei salari e dei vantaggi sociali, in particolare a Shanghai e nel Fujian - dove i datori di lavoro non sembrano lamentarsi, o si lamentano meno, di una penuria di manodopera - spingono molti migranti a lasciare il Guangdong per risalire verso il nord. Vi si possono individuare gli effetti di una migliore conoscenza del mercato da parte dei contadini. Allo stesso modo, l'aumento annunciato del 23% del salario minimo nella città di Shenzhen mostra che il livello dei redditi della nuova classe operaia è diventato una delle maggiori preoccupazioni (Rocca 2007).
La mancanza di lavoratori si faceva ormai sentire ed eravamo ancora nel 2005:
... oggi mancano operai specializzati, tecnici, contabili, manager. Ma c'è una grandissima domanda non soddisfatta anche di manodopera non qualificata. Tanto che a febbraio, per attrarre lavoratori da altre regioni e dalla campagna, il governo locale ha aumentato il salario minimo, in alcuni casi cresciuto perfino del 34%, il maggiore incremento degli ultimi 10 anni, raggiungendo tra i 70 e gli 82 dollari al mese. Non è bastato. Le aziende continuano a rubarsi i lavoratori a colpi di aumenti salariali, anche a due cifre. E sono costrette a escogitare nuovi bonus per fidelizzare i dipendenti. Alcuni gruppi importanti per fronteggiare la scarsità di manodopera e le pressioni salariali stanno delocalizzando in altri Paesi più poveri, una scelta che potrebbe mettere in crisi il modello di sviluppo economico di quest'area. Un lavoratore di una fabbrica di scarpe da ginnastica in Cina guadagna infatti il 30% in più che in una fabbrica del Vietnam (dove la Nike ha già aperto stabilimenti) e il 15% in più che in Indonesia. E il Bangladesh è ancora più economico (Sorpresa 2005)
Il problema sembra inoltre la fidelizzaizone dei lavoratori:
Pochi mesi, alle volte anche poche settimane, bastano agli imprenditori italiani per capire che la maggiore difficoltà è la retention. «Quando si avvia uno stabilimento si necessita di un numero elevato di collaboratori e spesso accade che, aperta la ricerca e individuate le persone, tempo due settimane e queste lavorano già da un'altra parte», racconta Cristina Bombelli, consulente e docente universitaria alla Bicocca di Milano(…)la cultura della fidelizzazione ancora non ha preso piede», osserva Tamagni. Escludendo la parte economica, che è la principale causa di mobilità, un altro fattore per fidelizzare i dipendenti è la location. Il manager cinese adesso vuole scegliere il luogo di lavoro per cui in zone sperdute, dove la vita è difficile, dove c'è molto inquinamento non ci va più a lavorare. «Alla location dovrebbero essere molto attente le aziende che vogliono andare in Cina - consiglia Tamagni -. Non possono pensare di andare anywhere, per evitare che quadri e dirigenti scappino via alla prima migliore occasione». Ultima, ma molto preziosa carta da giocare ai fini della retention è trovare dei leader capaci di creare un legame più con la persona che con l'azienda (Casadei 2007).
Per altro non aumentavano solo gli stipendi nelle aziende manifatturiere ma anche nel settore che i cinesi ritengono fondamentale dell’istruzione. Gli stipendi degli insegnati sono infatti in netto aumento per la precisione di 14 volte in 20 anni. Nel 2003 la media degli stipendi era aumentata di circa il 10% sull’anno precedente ed era di 23.000 yuan con un aumento di 22.100 sull’anno precedente. (Chinese teachers 2004).
Intanto nel 2008 i costi di produzione hanno continuato a salire: "Nel frattempo è in rialzo anche l' indice dei prezzi alla produzione cinesi: +6,1% a gennaio. A questo rialzo contribuiscono il rincaro energetico e delle materie prime, ma anche le tensioni salariali. Nella zona più industrializzata della Cina, il delta del fiume delle Perle nella provincia del Guangdong, i salari operai nell'industria manifatturiera hanno registrato aumenti del 13% su base annua. La manodopera qualificata ormai scarseggia, formare gli emigrati che arrivano dalle campagne costa tempo e denaro, e quindi il potere contrattuale degli operai specializzati si rafforza. (Rampini 2008). Tra l’altro salari cinesi tendono a livellarsi. Nel 2005 ad esempio i salari erano aumentati del 14%. Ma nelle zone della Cina centrale, dove mediamente gli stipendi sono più bassi del 20% della media nazionale erano aumentati del 18%, mentre nelle regioni dell’est dove gli stipendi erano maggiori del 22% della media nazionale l’aumento era del 12,3%. Un imprenditore di una ditta straniera di progettazione architettonica e design si lamentava del costante aumento degli stipendi dovuti al fatto che i competitori cinesi strappavano i loro architetti con alti stipendi aumentati in tre anni di due volte e mezzo. (Fu Jing 2006). Nel Guangdong la città di Dongguan, il maggior centro manufatturiero cinese, gli stipendi sono raddoppiati tra il 2001 e il 2006 secondo l’azienda di ricerca economica CEIC Data di New York (Hamlin 2007).


In particolare dopo il 2004 il livello dei salari nelle aziende manifatturiere cinesi hanno avuto una impennata. Secondo la Economist Intelligence Unit di Londra, il costo del lavoro nel 2006 aveva raggiunto $1.36 l’ora, 72% più alto che nel 2001 e già si diceva che nel 2010 sarebbe raddoppiato. Naturalmente non è quello che costano i migliori lavoratori per le aziende che producono per l'esportazione. Questi sono localazzati nelle grandi città dove i lavoratori costavano già molto di più.

Scrive un ottimo conoscitore della Cina Peter Franssen a proposito dei miglioramenti dei livelli di vita: "Niente di meglio che partire da dati reali, che non contesta nessun serio istituto internazionale. I dati sono questi: il reddito dei lavoratori e dei contadini in Cina è cresciuta a un ritmo sostenuto nel corso degli ultimi quindici anni. Nelle città, le entrate nette nel 2003 tenendo presente l'aumento del costo della vita, sono state 2,6 volte superiori a quelle del 1990. In campagna, 1,8 volte più elevate. Nel 2004 è continuata questa tendenza. Tenendo conto dell'aumento dei prezzi, i redditi in città sono aumentati dell'8% netto. L'anno scorso, in campagna, questo aumento netto è stato del 7%. Cifre incredibili. Soprattutto se confrontate con affermazioni come "La Cina è il capitalismo selvaggio e le persone non guadagnano nulla." Naturalmente la distribuzione della ricchezza è ancora diseguale cosa che non deve sorprendere in un paese di 1,3 miliardi di persone " 310 volte più grande di Belgio, e ancora molto povero. Per aumentare il livello di vita di tutti, il governo cinese ha introdotto un salario minimo. Le autorità provinciali possono aumentarlo. Prendiamo, per esempio, nella provincia di Guangdong (sud-est), che ha 90 milioni di abitanti, più della Germania. La provincia ha un ruolo pionieristico in quanto, qui, la modernizzazione è andata più lontano rispetto alla maggior parte altre province. Beh, Guangdong, lo scorso dicembre, il governo provinciale ha aumentato il salario minimo dell'8,6%. E' il sesto aumento dopo l'introduzione del salario minimo nel 1994. Nel mese di novembre, il governo provinciale del Guangdong ha inoltre deciso che il lavoro straordinario Sabato e Domenica deve essere pagato al 200% e nei giorni festivi al 400%." (Franssen 2005). Le "disposizioni in materia di lavoro straordinario sono severe. Lo straordinario in genere non può essere superiore a un'ora al giorno o tre ore in "circostanze speciali" ." (Economist Intelligent Unit 2011). Questo sebbene disposizioni locali e un accordo con i lavoratori tendano a renderlo molto flessibile.

Il giornalista americano Dexter Roberts raccontava già nel 2006 le peripezie degli imprenditori cinesi e stranieri. La carenza di manodopera costringe l'azienda dell'impenditore cinese Yongjin a incrementare i salari del 40%,in un anno, ma nonostante tutto egli non riesce a trovare abbastanza lavoratori. Nella città di Suzhou, l'Emerson Climate Technologies Co. un produttore di compressori per l'aria condizionata con base in Florida ha visto il turnover raggiungere il 20% annuo, ed il general manager dice che farà tutto quello che può fare per tenersi i suoi 800 dipendenti affinché non saltino sulla nave della Samsung, della Siemens, della Nokia, e di altre multinazionali. "Si è arrivati ​​al punto che si aumentano i salari solo per scambiarci la gente", dice il direttore dell'azienda americana. (Roberts 2006). Il giornalista americano oltre alle solite lagne sull'inflazione che sarà pagata dagli occidentali rileva: "Questi stipendi più alti stanno formando una classe di consumatori in Cina che le multinazionali vogliono raggiungere." Che poi è la ragione reale per la quale le multinazionali rimangono in Cina. (Roberts 2006). Nel 2005 il turnover nelle multinazionali in Cina era in media del 14%, rispetto al 11,3% nel 2004 e 8,3% nel 2001.  Da un rapporto del 2006 dalla Camera di commercio americana in Cina si scopre che il costo del lavoro raggiungeva il 48% dei produttori degli Stati Uniti. "La Cina corre il rischio di perdere il suo vantaggio" di manodopera a basso costo, dice Teresa Woodland, l'autorice del rapporto (Roberts 2006).




"L'aumento del 14% dei salari per i lavoratori del settore privato nel 2012, riportato da National Bureau of Statistics della Cina, rappresenta un'accelerazione dal 12,3% del 2011. Nel corso del periodo, il tasso annuo di crescita economica della Cina è rallentato al 7,8% dal 9,3%. I salari nel settore manifatturiero della Cina sono aumentati 71% dal 2008, secondo l'Ufficio Nazionale di Statistica. Miglioramenti nella produttività del lavoro, che secondo le stime della Banca mondiale sta crescendo a circa 8,3% l'anno, tengono dietro in parte, ma non del tutto alla crescita dei salari "(Orlik 2013)[2]. Così riferisce la bibbia del libero mercato.
Il Manifesto riferisce del rapporto annuale sui diritti globali del 2013: "A Pechino e altrove «il salario minimo è stato aumentato del 20%. L’ammontare delle retribuzioni è cresciuto in misura anche maggiore in molte imprese. Per alcune categorie di operai specializzati sono ormai offerti, almeno in alcune fabbriche, fino a 700 dollari al mese». Non a caso avanza ormai l’ipotesi che di questo passo, tenendo conto dell’aumento del costo del lavoro e di quello del valore della moneta, il costo del lavoro cinese sui mercati internazionali si collocherà al livello degli Stati Uniti e della zona euro entro 5 anni. Si conclude che quindi «la competitività dei prodotti cinesi sarà gravemente indebolita». A questi ritmi, si chiede il Rapporto, quanto tempo dovrà ancora passare perché i lavoratori cinesi guadagnino come quelli di Mirafiori? Pochi anni, probabilmente" (Pieranni 2013).

In realtà ciò che si paventava ossia l'arresto dello sviluppo della Cina per via degli aumenti salariali non è successo e la Cina continua ad aumentare gli stipendi dei lavoratori. Abbiamo dimostrato che degli aumenti salariali se ne parlava già da molto tempo sebbene la maggior parte della gente in Occidente sia assolutamente convinta che i cinesi lavorino 25 ore al giorno e otto giorni la settimana per la classica scodella di riso. Ma 30-40 anni fa avevamo la stessa convinzione per quanto riguarda Giappone, Corea, Taiwan ecc. Veniamo ai giorni nostri. Ecco un articolo recente dalla stampa cinese: "Li Qiang, un ragazzo di 22 anni, lavoratore migrante proveniente dall'est della Cina, provincia di Anhui, ha deciso di tornare a Pechino dalla sua città natale a marzo, ma solo dopo che il suo capo ha promesso di aumentare la sua paga quotidiana da 200 yuan ($ 32) a 250 yuan. Li, un arredatore, è arrivato a Pechino nel 2006, seguendo le orme di un suo compaesano. Il suo reddito mensile, ha detto, è aumentato di dieci volte, da meno di 800 yuan a circa 8.000 yuan, negli ultimi sei anni. "Voglio tornare alla mia città natale e costruire una casa una volta che ho risparmiato i soldi" ha detto Li, aggiungendo che non ha un senso di appartenenza a Pechino." (Hu Yuanyuan 2012). Il "povero" migrante si costruirà una casa. Quanti italiani potranno fare la stessa cosa?
Un indice del miglioramento delle retribuzioni è dato dalle cifre sulla migrazione che è diventata negativa. Ossia sono più i cinesi che rimpatriano o gli stranieri che emigrando in Cina che quelli che espatriano. La banca inglese HSBC ha stilato una classifica delle "prospettive di inserimento" di lavoratori che emigrano in un altro paese, che se vogliamo è un resoconto del paese dove ci si trova meglio nel rapporto stipendio-costo della vita:
Sul gradino più alto del podio, Pechino. Può sorprendere che il gigante asiatico, con i suoi deficit democratici e tassi da allarme su inquinamento dell'aria e sicurezza del cibo, scavalchi le più prevedibili Germania e Svizzera nella graduatoria dei paesi "expat friendly", a misura di espatriato. Il dominio della Cina sta tutto nella chance professionali, amplificate rispetto a qualsiasi concorrente europeo o nordamericano. Il 41% degli emigrati si ritiene "più soddisfatto" dell'ambiente lavorativo. Quasi tre intervistati su cinque (il 59%), segnalano un rialzo di scatti di carriera, retribuzione ed eventuali benefit. Lo confermano i numeri: il 10% di emigranti qualificati guadagnano dai 250mila dollari in su all'anno. Non è un caso che "career" sia al centro di qualsiasi indagine sul prima e il dopo dei curricula inviati nella nazione più popolosa del mondo. La Cina investe soprattutto sull'immigrazione ad alto tasso di competenze, intercettando talenti in fase di formazione e professionisti intralciati dallo stallo del ricambio generazionale. I principali bacini di immigrazione high skills sono Regno Unito (20%), Stati Uniti (46%), Hong Kong (8%) e Russia (3%). Tra le branche di occupazione più richieste svettano educazione e insegnamento (25%), costruzioni, manifatture e servizi (17%), management, consulenza, marketing, pubbliche relazioni (11%). Un "expat" su due non ha ancora compiuto 34 anni (53%), due su cinque viaggiano tra 35 e i 54 (41%). Tra i generi, il primato è rosa: 61% di emigrate donne contro il 39% dei colleghi di sesso maschile (Magnani 2014).

Note

[1] Nostra elaborazione su tabella del Corriere della Sera del 29-03-2007: http://www.corriere.it/Media/Foto/2007/03/29/tabelle/tab9--600x304.jpg. Il rovescio della medaglia: costi del lavoro sotto la media Eurozona, In Italia salari tra i più bassi d'Europa, Corriere della Sera, 30 marzo 2007. Da notare i salari italiani sono i più bassi dì’Europa davanti solo al Portogallo. I salari europei erano aumentati tra 2000 e il 2005 del 18% contro la media italiana del 13,5. I salari cinesi l’anno dopo questa rilevazione nel 2007 erano aumentati del 18,9% in un solo anno. Per lo stipendio medio cinese vedi (Fu Jing 2006). Ho però adeguto lo stipendio di 2.300$ del 2005 agli aumenti del 2006.
[2] Secondo Jonathan Wright, consulente dell'Accenture per il global management nei tre anni precedenti al 2011 i salari erano aumentati del 17% l'anno.

Bibliografia

Arrighi, Giovanni 2008. Adam Smith a Pechino. Genealogie Del Ventunesimo Secolo. Feltrinelli.
22 Marzo 2011
Casadei, Cristina 2007. Gestire le risorse umane in Cina. Il Sole 24 Ore, 7 luglio 2007
Chinese teachers 2004. Average salary of Chinese teachers grows 14 times in 20 years. People's Daily Online. 8 Settembre 2004.
Draghi, Mario 2007. Il governatore Draghi: «In Italia salari più bassi d'Europa»26.10.2007.
Economist Intelligent Unit 2011. China. Working hours. 1 Febbraio 2011. 
Fu Jing 2006. 14.8 per cent salary rise fuelled by lack of workers. China Daily. 27-05-2006
Franssen, Peter 2005. Qu'en est-il des salaires et du niveau de vie en Chine?  09-03-2005.
Hamlin, Kevin 2007. Chinese Manufacturers Shun Low-Wage Inland for Vietnam, India. Bloomberg. 2 Maggio 2007. 
Hays 2012. 2012 Hays salary Guide – Asia 
Hu Yuanyuan 2012. Workforce shortage a structural problem. China Daily.16.04.2012
Jabbour, Elias. 2007. A “superexploração do trabalho” na China. Portal Vermelho, 28 Novembre 2007.
Labor 2002. Labor and Social Security in China white paper. The Information Office of the State Council. 29 Aprile 2002.
Magnani, Alberto 2014. Vivo meglio, spendo meno. Dalla Cina al Canada, i 10 Paesi dove emigrare. Il Sole 24 Ore , 6 Novembre 2014.
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Chi siamo

Debunkers dei miti sulla Cina. Avversari della teoria del China Collapse e del Social Volcano, nemici dei China Bashers.